Parrocchia S. Gerolamo Emiliani di Milano - Blog

Il Blog "Insieme per..." vuole proporre spunti di riflessione e di condivisione per costruire insieme e fare crescere la comunità della parrocchia di San Gerolamo Emiliani di Milano, contribuendo alla diffusione del messaggio evangelico.

lunedì 14 giugno 2010

334 - VIVERE DI AMORE

Vivere di amore, è dare senza misura
Senza esigere il compenso quaggiù.
Ah! Senza contare io dono, essendo sicura
Che chi ama non conta!
Al Cuore divino, traboccante di tenerezza,
ho dato tutto... leggera corro
non ho più nulla se non la mia sola ricchezza:
Vivere di amore.
Vivere di amore, è bandire ogni paura,
ogni ricordo delle colpe passate.
Dei miei peccati non vedo alcun'impronta,
In un istante l'amore ha bruciato tutto!
Fiamma divina, o dolcissima fornace,
nel tuo fuoco ho stabilito la mia dimora.
Nelle tue fiamme io canto a mio agio (cf Dn 3,51):
«Vivo di amore!»...
«Vivere di amore, che strana follia!»
Mi dice il mondo. «Ah! Smetti di cantare,
Non perdere i tuoi profumi, la tua vita:
Sappi usarli utilmente»
Amarti, Gesù, che perdita feconda!
Tutti i miei profumi sono tuoi, per sempre,
Voglio cantare quando uscirò da questo mondo:
«Muoio di amore!»
Amare, è dare tutto e dare se stesso.

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Santa Teresa del Bambin Gesù (1873-1897),

carmelitana, dottore della Chiesa

venerdì 11 giugno 2010

333 - III DOMENICA DOPO PENTECOSTE - ANNO C

Ravenna - Basilica di San Giovanni Evangelista
Madonna che allatta (scuola veneta del 1400)
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Lettura: Genesi 3,1-20: Dio ci ha creato a sua immagine e somiglianza. La tentazione del serpente induce Adamo a pensare di poter essere “come Dio” grazie alla conquista delle proprie mani anziché in virtù del dono di Dio. la radice di ogni peccato è questa autosufficienza.

Salmo 129: il Signore è bontà e misericordia.

Epistola: Romani 5,18-21: Il dono di Dio rimane più forte del nostro peccato. Incapaci di essere giusti in forza della nostra obbedienza, Dio ci rende giusti grazie all’obbedienza del Figlio. Egli si è fatto simile a noi per restituirci la nostra somiglianza con Dio.

Vangelo: Matteo 1,20b-24b: in Maria si compie la promessa: la stirpe nata dalla donna schiaccerà il capo del serpente. Ora Maria concepisce Gesù, che significa “Dio salva”, perché ci salverà dal peccato. Se Adamo si nascose da Dio, Dio non teme di essere l’Emmanuele, il Dio con noi.

332 - IN MARIA SI COMPIE LA PROMESSA

I versetti, oggi proclamati, vanno inseriti nel più ampio contesto di Matteo 1,18-25 che sviluppa il tema della “nascita di Cristo”. I vv 20-23 riguardano l’intervento divino nei confronti di Giuseppe turbato per l’inattesa gravidanza di Maria, la sua fidanzata (cfr. v 19) e il v 24 pone in luce la pronta obbedienza di Giuseppe alle parole dell’”angelo del Signore”.

In particolare il v 20 dopo aver ambientato nel “sogno” l’intervento divino, la cui provenienza celeste è assicurata dal ruolo dell’”angelo”, riferisce il contenuto del messaggio celeste che occupa anche i vv 21-23. Esso consiste anzitutto nel rivelare a Giuseppe indicato con l’appellativo “figlio di Davide”, evocativo dunque della promessa messianica, la “modalità” di quella gravidanza e, unque, di quella nascita: “da Spirito Santo”.

A lui, Giuseppe dovrà “imporre il nome” (v 21) inserendolo così nel suo casato, nella discendenza davidica dalla quale, secondo la promessa di Dio, sarebbe venuto il Messia salvatore del “popolo”. Il nome “Gesù” che verrà dato al bambino e che letteralmente significa “Dio è salvezza” mette in luce esattamente il ruolo e la missione messianica di lui, ulteriormente così precisata: «egli salverà il suo popolo dai suoi peccati».

Al v 22 sono riportate le parole con le quali l’angelo mette in luce come gli accadimenti così straordinari e che, di conseguenza, creano “turbamento” in Giuseppe, rientrano in realtà in un preciso disegno rivelato da Dio tramite il profeta Isaia 7,14: «Ecco: la vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emanuele».

Lo stesso evangelista Matteo, che si premura di dire il significato del nome: “Dio con noi”, e dietro a lui, la tradizione cristiana, hanno interpretato il testo profetico come annunzio del “parto verginale” di Maria! Con ciò evidenziando l’origine celeste “dallo Spirito” di colui che la Vergine porta nel grembo.

Non deve apparire “fuori tempo” la proclamazione della nascita prodigiosa del Signore Gesù in questi giorni immediatamente seguenti la solennità di Pentecoste, corona della Pasqua. Il tempo “dopo la Pentecoste” è infatti dedicato, nella tradizione liturgica ambrosiana, a ripercorrere le grandi tappe della storia della salvezza che ha il suo culmine proprio nel mistero pasquale del Signore.

Lo scopo è duplice: far salire dalla Chiesa il canto di lode, di adorazione e di ringraziamento alla Trinità Santissima da cui ha origine il progetto divino di salvezza e, aiutare i fedeli a sentirsi personalmente inseriti in questa “storia” mediante l’adesione di fede al Vangelo e la successiva immersione nei sacramenti pasquali del Battesimo, Cresima ed Eucaristia.

In questa seconda tappa della storia della salvezza i testi biblici, dunque, pongono al centro la missione essenziale di Gesù che proprio nella sua nascita, e nel suo stesso nome è proclamata: «salvare il suo popolo dai suoi peccati».

La Lettura ci riporta all’origine del “peccato” da cui vengono “i peccati” (Genesi 3,1-20). Il racconto della “caduta” di Adamo e di Eva, considerati come portatori in sé dell’intera umanità, enumera le tragiche conseguenze del loro peccato quali la “paura” di Dio (v 10) unica fonte di vita, la spaccatura nell’uomo stesso che lo fa nemico della sua stessa “carne” (v 12) e del creato (vv 17-18) nel quale Dio lo aveva posto come sua “icona”. In una parola, il peccato “regna nella morte” (Epistola: Romani 5,21) su tutto e su tutti.

Il “bambino” che nasce dalla Vergine, viene nel mondo come nostro nuovo progenitore. Con la sua “obbedienza”, chiaro riferimento alla sua passione e morte, ribalta la condanna, frutto del “peccato” di Adamo, riversando «su tutti gli uomini la giustificazione», ossia la dichiarazione del tutto gratuita, da parte di Dio, di assoluzione dal peccato (Romani 5,19).

(A. Fusi)

giovedì 10 giugno 2010

331 - FEDERALISMO SOLIDALE

Il “Fondo” del card. Tettamanzi

8 milioni di € raccolti 3832 famiglie aiutate

Il Fondo Famiglia-Lavoro ad oggi ha raccolto la somma di € 8.027.054 e sta aiutando 3.832 famiglie bisognose nel territorio della diocesi Milano.

Il “sogno” del cardinale Dionigi Tettamanzi, Arcivescovo di Milano, che in Duomo, nella messa di Natale 2008 espresse la volontà di costituire un fondo per aiutare le famiglie senza più il lavoro, stanziando lui stesso un milione di euro e invitando singoli e comunità a contribuire, è più che realtà ma ha bisogno di essere ancora sostenuto. Nonostante questi risultati positivi oltre 800 domande di aiuto di altrettante famiglie chiedono ancora risposta: ma i soldi del “Fondo” stanno per terminare.

Per questo la Diocesi di Milano rinnova l’invito alla raccolta di fondi. Nello scenario di una crisi che ha causato per molte persone la perdita del lavoro e la conseguente situazione di emergenza per le rispettive famiglie, la comunità diocesana ambrosiana sotto l’impulso del proprio Arcivescovo vuole attuare una forma di “federalismo della solidarietà” attraverso l’attivazione di un circuito virtuoso di aiuto concreto e trasparente: il Fondo Famiglia-lavoro.

Dai singoli territori della Diocesi - le 1107 parrocchie ambrosiane - sono confluiti al centro, al Fondo Famiglia-Lavoro, oltre 8 milioni di euro, ridistribuiti poi localmente in funzione dei bisogni segnalati dagli stessi territori. Tutti impegnati per aiutare distribuendo non in funzione di quanto raccolto ma dei bisogni riscontrati. “Tutti responsabili di tutti”, ricorda il cardinale Tettamanzi, per realizzare “la vera solidarietà che non è una concessione a chi è nel bisogno bensì la realizzazione più piena, umana e umanizzante della giustizia”.

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Come contribuire
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CONTO CORRENTE BANCARIO
Numero 2405 ABI 03512 CAB 01602
Credito Artigiano Agenzia 1 - Milano
Intestato a: Arcidiocesi di Milano - Fondo famiglia lavoro

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CONTO CORRENTE POSTALE
Numero 312272
Intestato a: Arcidiocesi di Milano
Causale: Fondo famiglia lavoro

Per tutte le informazioni: www.fondofamiglialavoro.it oppure www.chiesadimilano.it

martedì 8 giugno 2010

330 - PADRE GIACOMO E’ ARRIVATO A BRESCIA

Esattamente quindici giorni fa l’assalto inatteso e violento alla missione di Mocodoene, in Mozambico, con il ferimento del responsabile, il piamartino padre Giacomo Marietti. Ieri alle 6,30 del mattino, dopo giorni d’attesa, timori per le condizioni del ferito, e paura di una infezione causata dalla pallottola rimasta conficcata nell’addome, finalmente il rientro e il suo affidamento ai sanitari dell’Ospedale Civile di Brescia.

La svolta è avvenuta giovedì scorso, quando da Roma tramite l’ambasciata di Maputo, è giunto il nulla osta per il volo militare necessario a garantire il rientro.

Alle 16,30 di domenica, l’aereo inviato dal Governo italiano decollava da Maputo, diretto all’aeroporto di Brescia Montichiari. Alle 6,30 l’arrivo in terra bresciana.

Poco dopo il ricovero, le prime notizie. “Padre Marietti – secondo i medici che lo avevano appena visitato – è debilitato dalla malattia e affaticato dal viaggio. Le sue condizioni generali però non destano preoccupazioni. Anche il proiettile ancora conficcato nell’addome non suscita apprensione: sarà rimosso quando anche le condizioni fisiche del missionario miglioreranno e lo consentiranno.”

(da BresciaOggi, 8 giugno 2010)

sabato 5 giugno 2010

329 - CERCATE IL REGNO DI DIO

In quel tempo. Il Signore Gesù ammaestrava le folle dicendo: «Io vi dico: non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete e berrete, né per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita non vale forse più del cibo e il corpo più del vestito?
Guardate gli uccelli del cielo: non sèminano e non mietono, né raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non valete forse più di loro? E chi di voi, per quanto si preoccupi, può allungare anche di poco la propria vita? E per il vestito, perché vi preoccupate?
Osservate come crescono i gigli del campo: non faticano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Ora, se Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’è e domani si getta nel forno, non farà molto di più per voi, gente di poca fede?
Non preoccupatevi dunque dicendo: “Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?”. Di tutte queste cose vanno in cerca i pagani. Il Padre vostro celeste, infatti, sa che ne avete bisogno.
Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta».
Vangelo secondo Matteo 6,25-33

venerdì 4 giugno 2010

328 - II DOMENICA DOPO PENTECOSTE

Il brano è preso dal più ampio “discorso sul monte” che occupa i capitoli 5-6 e 7 del Vangelo secondo Matteo. In particolare i versetti oggi proposti riportano le parole di Gesù che, dopo aver insegnato ai suoi discepoli a rivolgersi a Dio invocato come Padre, li esorta ad abbandonarsi con fiducia alla sua premura paterna. Di qui l’ammonimento a non lasciarsi soffocare dalle preoccupazioni puramente materiali (v 25), convalidato da due immagini destinate ad alimentare nei discepoli la fiducia in Dio, Padre provvidente: gli “uccelli del cielo” per il cui sostentamento provvede Dio stesso (vv 26-27) e i “gigli del campo” che Dio riveste in maniera splendida (vv 28-30).Segue, infine, la rinnovata esortazione a evitare ogni eccessivo affanno (vv 31-32) e soprattutto l’invito a ricercare sopra ogni cosa “il regno di Dio e la sua giustizia” (v 33).

La tradizione liturgica ambrosiana, nel proclamare il presente testo evangelico, intende avviare nel tempo dopo Pentecoste, alla luce perciò del compimento della Pasqua, la rivisitazione della progressiva rivelazione e attuazione del disegno divino di salvezza che, partendo dal seno della Trinità, intende tutto a essa ricondurre proprio nel Signore crocifisso, risorto, salito al Padre per l’effusione dello Spirito Santo.

La “creazione” è, pertanto, qui compresa come primo momento del disvelarsi di quel disegno e, dunque, come iniziale autentica manifestazione di Dio e del suo mistero di per sé inaccessibile all’uomo: «A nessuno è possibile svelare le sue opere e chi può esplorare le sue grandezze? La potenza della sua maestà chi potrà misurarla? Chi riuscirà a narrare le sue misericordie? Non c’è nulla da togliere e nulla da aggiungere, non è possibile scoprire le meraviglie del Signore» (Lettura: Siracide 18,4-6).

Dio stesso, però, rivela le sue meraviglie: «Ha creato i cieli con sapienza… ha disteso la terra sulle acque… ha fatto le grandi luci… il sole per governare il giorno… La luna e le stelle per governare la notte» (Salmo 135).Ma, in maniera del tutto inaspettata e sorprendente, nelle meraviglie del creato egli ha rivelato la sua “misericordia”, anzi, il suo “amore”, che riguarda “ogni essere vivente” come ha ben capito l’antica sapienza orante del popolo della prima Alleanza e come Gesù stesso ha ribadito nelle stupende immagini degli “uccelli del cielo” e dei “gigli del campo”.“Misericordia e amore” che Dio riserva specialmente all’uomo creato come sua “immagine” e posto al centro del cosmo ma di cui ben conosce la nativa fragilità e provvisorietà: «Come una goccia d’acqua nel mare e un granello di sabbia, così questi pochi anni in un giorno dell’eternità» (Siracide 18,10).

Eppure proprio all’uomo Dio ha «affidato le meraviglie dell’universo perché, fedele interprete dei tuoi disegni, esercitasse il dominio su ogni creatura e nelle tue opere glorificasse te, Creatore e Padre» (Prefazio). Sappiamo, però, come l’uomo non ha corrisposto alle attese di Dio. Con il peccato non solo è caduto nella “corruzione”, e perciò inevitabilmente nella morte, ma ha trascinato, nella sua caduta, l’intera creazione a lui legata. Essa, perciò, “geme e soffre” con l’uomo, nella “speranza” di essere «liberata dalla schiavitù della corruzione per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio» (Epistola: Romani 8,21-22).

Il Dio, che nutre gli “uccelli del cielo” e veste magnificamente i “gigli del campo”, ascolta il gemito e la sofferenza del creato. Il suo cuore è aperto nell’accogliere il grido dell’uomo. A tutti viene incontro con la sua provvidenza che non si limita a un soccorso momentaneo ma, nel suo Figlio crocifisso e risorto, ha effuso lo Spirito per far passare l’uomo, e dunque il cosmo, dalla “corruzione” alla condizione gloriosa propria dei figli di Dio (v 21).

Della provvidenza paterna di Dio tutti facciamo esperienza quando nei santi misteri ci “riveste” del suo Figlio Gesù e ci “nutre” con un cibo che ci libera «da ogni male che insidia il nostro cuore e la nostra vita» (Orazione Dopo la Comunione) e ci dà un saggio di quella “gloria” a cui l’intera opera delle sue mani è destinata.

(A.Fusi)

mercoledì 2 giugno 2010

327 - L'OFFERTA DI MELKISEDECH

Mosaico della Basilica di San Vitale, Ravenna
In quei giorni, Melkisedech, re di Salem, offrì pane e vino; era sacerdote del Dio altissimo e benedisse Abram con queste parole: "Sia benedetto Abram dal Dio altissimo creatore del cielo e della terra, e benedetto sia il Dio altissimo, che ti ha messo in mano i tuoi nemici". Ed egli diede a lui la decima di tutto.
Parola di Dio.
(Genesi 14,18-20)

326 - SANTISSIMO CORPO E SANGUE DEL SIGNORE – ANNO C

Il Calendario liturgico della nostra Chiesa ambrosiana la fa celebrare nella sua data tradizionale, vale a dire il giovedì successivo alla prima domenica dopo Pentecoste. L’odierna solennità intende celebrare il mistero della perdurante “presenza vera, reale e sostanziale” del Signore Gesù nei segni del pane e del vino dell’Eucaristia. Una “presenza” da recare anzitutto ai malati, ai morenti come indispensabile viatico nel cammino ultimo verso il Cielo. Una “presenza” che nell’adorazione comunitaria e del singolo vuole aprire il cuore dei fedeli alle meraviglie e al tesoro inesauribile di grazia racchiusa nella santa Messa, “memoriale della Passione” del Signore, “sacrificio di salvezza”, “convito di grazia”.

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Il lezionario ambrosiano propone le seguenti lezioni scritturistiche:

Lettura: Genesi 14,18-20. Riporta l’incontro di Abramo con Melchìsedek, re di Salem che gli andò incontro offrendogli “pane e vino” e che la tradizione della Chiesa antica interpretò come annunzio e figura dell’Eucaristia.

L’Epistola: 1Corinzi 11,23-26 tramanda alle generazioni cristiane ciò che il Signore fece e comandò di fare “in sua memoria” nella cena “nella notte in cui veniva tradito”.

Il Vangelo è preso da Luca 9,11b-17 che riporta la prodigiosa moltiplicazione “dei cinque pani e due pesci” con i quali vengono saziati, con sovrabbondanza “circa cinquemila uomini”.

martedì 1 giugno 2010

325 - APOSTOLATO DELLA PREGHIERA - GIUGNO

Generale: perché ogni istituzione nazionale e soprannazionale si impegni a garantire il rispetto della vita umana, dal concepimento fino al suo termine naturale.

Missionaria: perché le chiese in Asia,che costituiscono un “piccolo gregge” tra popolazioni non cristiane, sappiano comunicare il vangelo e testimoniare con gioia la loro adesione a Cristo.