Parrocchia S. Gerolamo Emiliani di Milano - Blog

Il Blog "Insieme per..." vuole proporre spunti di riflessione e di condivisione per costruire insieme e fare crescere la comunità della parrocchia di San Gerolamo Emiliani di Milano, contribuendo alla diffusione del messaggio evangelico.

venerdì 30 aprile 2010

302 - V DOMENICA DI PASQUA - ANNO C

Lettura: Atti degli Apostoli 4,32-37: la liturgia della parola di questa domenica concentra la nostra attenzione sull’amore come frutto della Pasqua. Il brano degli Atti ci ricorda che vera testimonianza della Pasqua è una comunità che nell’amore diviene un cuore solo e un’anima sola.

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Salmo 132: Dove la carità è vera, abita il Signore.

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Epistola: 1Corinzi 12,31-13,8a: Paolo ricorda ai Corinzi la qualità della vera carità. Non è il protagonismo molto attivo del nostro io, per quanto generoso. La carità è innanzitutto recettiva: tutto sopporta con pazienza. E’ accoglienza dell’amore di Dio che lo Spirito riversa nei nostri cuori.

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Vangelo: Giovanni 13,31b-35: Dopo aver ricordato il frutto e la qualità dell’amore, il vangelo cene mostra il fondamento: l’amore di Cristo. Amare come lui ci ha amati. Più che imitazione, il “come” dice possibilità: sul fondamento del suo amore, possiamo amarci gli uni gli altri.

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Invia una mail di commento – scrivi a p.gigiba@gmai.com

301 - IL COMANDAMENTO NUOVO

Nei vv. 31-33 Gesù parla della sua morte come già avvenuta e la descrive come una “glorificazione” che egli riceve da Dio e nella quale, in realtà, Dio stesso è “glorificato” e “glorificherà” ulteriormente il Figlio perché nell’ora della sua morte assocerà a lui tutti gli uomini. I vv. 34-35 riportano la “consegna” del Figlio “glorificato” ai suoi discepoli, che consiste nel mettere in pratica il comandamento nuovo: vale a dire la carità fraterna (v 34), quale segno distintivo dei “suoi”.

La celebrazione pasquale ripropone alla Chiesa l’ora della “glorificazione” di Gesù, rappresentata, in modo paradossale, nella sua morte. In essa, il “glorificato” rivela al mondo la “gloria” di Dio, il mistero stesso di Dio, che è amore. Nel Figlio innalzato sulla croce per attirare tutti a sé è, infatti, svelato il disegno d’amore del cuore di Dio: quello cioè di riunire tutti gli uomini, dispersi come un gregge sbandato, nel suo unico Figlio perché anch’essi partecipino alla sua condizione filiale, quella che è a lui propria. Nella Pasqua brilla perciò la grandezza dell’amore di Dio per l’intera umanità che lui vuole vedere tutta raccolta nel suo Figlio unico, il glorificato! Egli consegna tramite i discepoli del cenacolo alla futura comunità dei credenti, e dunque, alla Chiesa, la missione di far brillare fino alla consumazione dei secoli il frutto della sua glorificazione, ovvero della sua Pasqua: dare “gloria” a Dio realizzando, nella donazione di sé, l’opera di universale salvezza. La Chiesa, perciò, eredita dai “figlioli” di Gesù, ossia dai discepoli, il suo lascito testamentario che, se osservato, “glorifica” Dio, ovvero, realizza nel suo tempo l’opera da lui compiuta nel Figlio. Esso consiste nel comandamento che Gesù stesso definisce come “nuovo” e che si osserva quando i suoi discepoli si “amano” di quello stesso amore generato in essi dall’amore di Gesù. È in realtà, l’amore di Gesù, ossia la donazione di sé, della sua vita, che genera nel cuore dei credenti lo stesso amore reciproco. La carità fraterna, vissuta anzitutto all’interno della comunità dei credenti, è dunque, propriamente il peculiare modo di esistere della comunità stessa.

La Lettura riferisce l’effettiva traduzione in pratica, nella Chiesa delle origini, del precetto del Signore la cui osservanza trasformava la “moltitudine” di quanti pervenivano alla fede in “un cuore solo e un’anima sola”, cosa questa, che dava più forza alla testimonianza che gli Apostoli rendevano alla “risurrezione del Signore Gesù” (Atti degli Apostoli 4,32-33). La carità, però, è bene precisare, prima di essere un nostro impegno, è in realtà un dono ricevuto.

Nella celebrazione liturgica della Pasqua, viene infatti effuso in noi l’amore del Signore che, tutti ci riunisce “in un solo corpo” reso vivo, appunto, dal suo amore! La celebrazione eucaristica, pertanto, nella quale ci raggiunge il dono della carità del Signore, ci impegna di conseguenza a esprimerlo visibilmente nell’amore e nella reciproca carità con quella consapevolezza con cui l’apostolo Paolo l’additava quale “via più sublime” da desiderare e da perseguire prima di ogni altra (Epistola: 1Corinzi 12,31). Questo ci qualifica davanti a tutti gli uomini come “discepoli” del Signore “glorificato”, gente cioè che vive la comunione d’amore con lui, resa comprensibile e riconoscibile proprio nella carità vicendevole. Essa, in definitiva, contribuirà più di ogni altra cosa, ad attirare gli uomini al Signore Gesù, a credere in lui, nel suo Vangelo, fino a condividere con noi “il mistero della passione” che ci ha redenti e ad allietarsi «dell’eterno destino di gloria che ci è stato donato nel Signore risorto» (Prefazio) di vivere, già da ora, quella comunione d’amore con il Padre, propria del Figlio.

(A.Fusi)

martedì 27 aprile 2010

300 - IL SILENZIO E LA PREGHIERA

Riterrai difficile pregare, se non sai come fare. Ognuno di noi deve aiutare se stesso a pregare: in primo luogo, ricorrendo al silenzio; non possiamo infatti metterci in presenza di Dio se non pratichiamo il silenzio, sia interiore che esteriore. Fare silenzio dentro di sè non è facile, eppure è uno sforzo indispensabile; solo nel silenzio troveremo una nuova potenza e una vera unità. La potenza di Dio diverrà nostra per compiere ogni cosa come conviene; lo stesso sarà riguardo all'unità dei nostri pensieri con i suoi pensieri, all'unità delle nostre preghiere con le sue preghiere, all'unità delle nostre azioni con le sue azioni, della nostra vita con la sua vita. L'unità è il frutto della preghiera, dell'umiltà, dell'amore.

Nel silenzio del cuore, Dio parla; se starai davanti a Dio nel silenzio e nella preghiera, Dio ti parlerà. E saprai allora che non sei nulla. Soltanto quando riconoscerai il tuo non essere, la tua vacuità, Dio potrà riempirti con se stesso. Le anime dei grandi oranti sono delle anime di grande silenzio.

Il silenzio ci fa vedere ogni cosa diversamente. Abbiamo bisogno del silenzio per toccare le anime degli altri. L'essenziale non è quello che diciamo, bensì quello che Dio dice – quello che dice a noi, quello che dice attraverso di noi. In un tale silenzio, egli ci ascolterà; in un tale silenzio, parlerà alla nostra anima, e udremo la sua voce.

(Beata Teresa di Calcutta)

299 - CATECHISMO SULLA PREGHIERA

Fate bene attenzione, figlioli: il tesoro del cristiano non è sulla terra ma è nel cielo. Il nostro pensiero perciò deve rivolgersi dove è il nostro tesoro. Questo è il bel compito dell’uomo pregare ed amare. Se voi pregate ed amate, ecco, questa è la felicità dell’uomo sulla terra. La preghiera nient’altro è che l’unione con Dio. Quando qualcuno ha il cuore puro e unito a Dio, è preso da una certa soavità e dolcezza che inebria, è purificato da una luce che si diffonde attorno a lui misteriosamente. In questa unione intima, Dio e l’anima sono come due pezzi di cera fusi insieme, che nessuno potrà più separare.

Come è bella questa unione di Dio con la sua piccola creatura! È una felicità questa che non si può comprendere. Noi eravamo diventati indegni di pregare. Dio però, nella sua bontà, ci ha permesso di parlare con lui. La nostra preghiera è incenso a lui quanto mai gradito. Il vostro cuore è piccolo, ma la preghiera lo dilata e lo rende capace di amare Dio. La preghiera ci fa pregustare il cielo, come qualcosa che discende a noi dal paradiso. Non ci lascia mai senza dolcezza. Infatti è miele che stilla nell’anima e fa che tutto sia dolce.

Nella preghiera ben fatta i dolori si sciolgono come neve al sole. Anche questo ci dà la preghiera: che il tempo scorra con tanta velocità e tanta felicità dell’uomo, che non si avverte più la sua lunghezza.

San Giovanni Maria Vianney (patrono dei parroci), Catechismo sulla preghiera, 1899

298 - PREGHIERA PER I SACERDOTI

Dio onnipotente ed eterno,
per i meriti del Tuo Figlio e per il tuo amore verso di Lui,
abbi pietà dei sacerdoti della Santa Chiesa.
Nonostante questa dignità sublime sono deboli come gli altri.
Incendia per la Tua misericordia infinita, i loro cuori con il fuoco del Tuo Amore.
Soccorrili: non lasciare che i sacerdoti perdano la loro vocazione o la sminuiscano.
O Gesù, ti supplichiamo:
abbi pietà dei sacerdoti della Tua Chiesa.
Di quelli che ti servono fedelmente, che guidano il Tuo gregge e Ti glorificano.
Abbi pietà di quelli perseguitati, incarcerati, abbandonati, piegati dalle sofferenze.
Abbi pietà dei sacerdoti tiepidi e di quelli che vacillano nella fede.
Abbi pietà dei sacerdoti secolarizzati,
abbi pietà dei sacerdoti infermi e moribondi,
abbi pietà di quelli che stanno in purgatorio.
Signore Gesù ti supplichiamo: ascolta le nostre preghiere, abbi pietà dei sacerdoti: sono Tuoi!

Illuminali, fortificali e consolali.
O Gesù, ti affidiamo i sacerdoti di tutto il mondo, ma soprattutto quelli che ci hanno battezzato ed assolto,

quelli che per noi hanno offerto il Santo sacrificio e consacrato l'Ostia Santa per nutrire la nostra anima.
Ti affidiamo i sacerdoti che hanno dissipato i nostri dubbi, indirizzato i nostri passi,

guidato i nostri sforzi, consolato le nostre pene.
Per tutti loro, in segno di gratitudine, imploriamo il Tuo aiuto e la Tua misericordia.
Amen.

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(Monsignor Kiung, vescovo di Shangai, scrisse questa preghiera durante la sua prigionia. Fu condannato nel 1960 a 20 anni di carcere duro dal governo cinese a causa della sua fedeltà a Cristo)

297 - LA LECTIO DIVINA

La lettura personale e in comune della Scrittura come parola di Dio («lectio divina») è uno dei mezzi più efficaci per ogni fedele per disporsi a cogliere i frutti dell'ascolto della Parola nella liturgia e prolungarne gli effetti. Essa consiste nella lettura di una pagina biblica tesa a far sì che essa diventi preghiera e trasformi la vita. Si può attuare secondo due movimenti diversi.

Il primo, quello classico, parte dal testo per arrivare alla trasformazione del cuore e della vita secondo lo schema lettura-meditazione-orazione-contemplazione.

Il secondo parte dai fatti della vita per comprenderne il significato e il messaggio alla luce della parola di Dio. I suoi momenti possono essere espressi nelle due domande: come si rivela la presenza di Dio in questo fatto? quale invito il Signore mi rivolge attraverso di esso? tenuto conto che l'autenticità delle risposte sarà verificata richiamandosi a esempi o parole di Gesù nel Vangelo o ad altre situazioni o parole della Scrittura. Una variante di questo metodo è il trinomio vedere-giudicare-agire, dove il giudicare significa comprendere il fatto alla luce della parola di Dio, e l'agire va confrontato con gli imperativi del Vangelo.

Il primo metodo si adatta meglio per la lettura personale, il secondo per un incontro di gruppo (revisione di vita). Ma i due metodi si integrano a vicenda, e si correggono nelle loro possibili unilateralità. Un esercizio di essi assicurerà quella penetrazione della Parola nella vita che è lo scopo di questo programma pastorale.

(La Parola di Dio nella Liturgia, Carlo Maria Martini)

sabato 24 aprile 2010

296 - GIORNATA MONDIALE DELLE VOCAZIONI

"Sulla tua parola getterò le reti”...
Non è facile, Gesù, prendere il largo
Dopo che si è faticato invano
tutta una notte senza prendere nulla.
Non è facile fare quello che ci chiedi
quando l’esperienza ci dice
che tanto arrabattarsi è stato inutile.
Non è facile lasciarsi alle spalle
frustrazioni e insuccessi,
stanchezze e fallimenti,
fidandosi solo dite, della tua parola.
Eppure tu ci chiedi proprio questo:
rinunciare alle nostre logiche,
e un poco anche alle nostre competenze,
ai nostri progetti e alle previsioni,
e di calare di nuovo le reti.
E ci assicuri una sorpresa che ci spiazza:
il raccolto abbondante, imprevisto,
la quantità enorme di pesci
che ci lascia a bocca aperta.
Solo allora possiamo accogliere il tuo invito,

lo stesso rivolto a Pietro:
diventare pescatori di uomini
che agiscono non in nome
dei saperi accumulati,
dei calcoli e delle probabilità,
ma si lasciano condurre dall’amore.
In fondo è proprio il tuo amore,
smisurato e imprevedibile,
che è capace di servirsi di noi
per strapparci al ma
e portarci ad una nuova vita.
(Roberto Laurita)

venerdì 23 aprile 2010

295 - AMARE ED ESSERE AMATI

Amare ed essere amati è tutta la vita. Forse anche si ama quando si è amati. Il come si ama è decisivo per la riuscita dell'amore. Sogno e realtà poi divergono sempre.

Allora si tratta di capire cosa è amore. Poi domandarsi perché a volte fallisce: ne siamo davvero capaci? Dove e perché si inceppa? E' decisivo guardarci dentro e smetterla di essere autodidatti, o .. semplicemente istintivi.

Gesù, che è venuto "perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza" (Gv 10,10), ha insegnato ai suoi la formula giusta, indicandone la radice e l'energia necessaria.

Ha detto che "Dio è amore" (1Gv 4,8.16), e ci ha dato di amare "come io ha amato voi".

1) HO AMATO VOI

Che cosa è l'amore? "In questo sta l'amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio" (1Gv 4,10). E' lì che conosciamo l'amore di Dio: "Come il Padre ha amato me, anch'io ho amato voi". Gesù incarna l'amore di Dio per noi. E come si configura? Semplicemente: "Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici". Già il Padre non ha trattenuto niente: "Egli, che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha consegnato per tutti noi, non ci donerà forse ogni cosa insieme a lui?" (Rm 8,32). Dio vive l'amore; Dio ama, nel suo Figlio. Che è uomo, e ama con cuore di uomo. Madre Teresa di Calcutta ha sentito dentro di sé la sete d'amore di Dio per ogni uomo, e ha posto nel suo cuore questa arsura espressa da Gesù: "Ho sete" (Gv 19,28), come motivo e forza della sua eccezionale capacità di amare i più poveri dei poveri.

Frutto e fine di questo amore: "Perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena". Sentirsi amati - e da uno che "è più grande di tutti" (Gv 10,29) - è la più alta soddisfazione della vita. Amati perché partner di segreti personali: "Vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l'ho fatto conoscere a voi". Anzi, partecipi di una stessa grande missione: "Io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto". E alla fine nella condivisione piena della stessa vita dell'Amante: "Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch'essi in noi. E la gloria che tu hai dato a me, io l'ho data a loro, perché siano una cosa sola come noi siamo una sola cosa. Padre, voglio che quelli che mi hai dato siano anch'essi con me dove sono io" (Gv 17,22-24).

"Rimanete nel mio amore". Tocca a noi accogliere e corrispondere a questo amore. Dove corrispondere è nient'altro che prolungare a cascata verso gli altri - quale strumento congiunto - quell'amore che Cristo ha riversato in noi: "Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore. Questo è il mio comandamento: Che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi". Il ritorno che Dio si aspetta è la partecipazione alla sua passione per l'uomo. "Gloria Dei vivens homo", diceva sant'Ireneo: la gloria di Dio, la sua massima gioia, è che l'uomo viva, o che l'uomo ne prolunghi l'amore verso tutti. La carità - che è il massimo dell'identità cristiana - è esattamente l'amore al prossimo per amore di Dio, amare con la capacità e la misura con cui Dio vuol amare ogni uomo tramite noi. Divenire il cuore di Dio presso ogni fratello.

2) AMATEVI GLI UNI GLI ALTRI

Allora sta qui tutto l'impegno del cristiano: "Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri". E tutta la sua identità: "Da questo sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri" (Gv 13,35). La novità di questo comando antico è il "come io ho amato voi". Nella gratuità ("Mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi", Rm 5,8), nella totalità del dono di sé, nella fedeltà e nella misericordia.., tutte caratteristiche dell'amore di Cristo ben delineate nel vangelo. In più nella mitezza, nel rispetto dei ritmi di ognuno, nel perdono, senza discriminazioni, fino ad amare i nemici. Un modello.. ben oltre le nostre capacità umane.

Ed è qui il punto: "Senza di me non potete far nulla" (Gv 15,5). Fare frutti di amore vero è solo energia divina che scorre in noi: "Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto" (Gv 15,5). "La nostra capacità viene da Dio" (2Cor 3,5). Dentro di me - dice Paolo - "vedo una legge, che combatte la legge della mia ragione e mi rende schiavo della legge del peccato, che è nelle mie membra" (Rm 7,23), tanto che devo costatare che "in me c'è il desiderio del bene, ma non la capacità di attuarlo" (Rm 7,18). Solo la grazia di Cristo può "liberarci da questo corpo di morte" (Rm 7,24). Né buona volontà né educazione ci rendono capaci del vero amore, senza la grazia di Cristo!

Paolo, rinnovato dall'amore di Cristo, testimonia la sua irrefrenabile passione nell'annuncio del vangelo, senza paura sia in carcere che di fronte alle minacce di morte: "Io sono pronto non soltanto ad essere legato, ma anche a morire a Gerusalemme per il nome del Signore Gesù". E chiede per i suoi una carità capace di discernimento e di perseveranza nel compiere il bene: "Prego che la vostra carità cresca sempre più.. perché possiate distinguere ciò che è meglio, ricolmi del frutto di giustizia che si ottiene per mezzo di Gesù Cristo" (Epist.). Discernimento e grazia di Cristo: la vita cristiana corre su un binario inscindibile di due elementi: la nostra buona volontà e l'aiuto divino, grazia e libertà. Una grazia che precede e che risana; e quindi una grazia che stimola e sostiene. Una libertà risanata e rafforzata è la radice di ogni carità, o di ogni autentico valore umano.

(don Romeo Maggioni)

294 - IV DOMENICA DI PASQUA – ANNO C

“Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici”: è il segreto racchiuso nella liturgia di questa IV Domenica di Pasqua. Il Signore Gesù offre la sua vita per noi e cerca con ciascuno una relazione di intensissimo amore: “Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi, Rimanete nel mio amore”.

Nella gioia prolungata di questo tempo di grazia, esprimiamo il proposito di seguire il Signore con cuore indiviso e ci uniamo nella preghiera perché non manchino mai giovani capaci di rispondere con generosità e coraggio alla sua chiamata.

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Prima lettura: Atti 21,8b-14: La persecuzione non spaventa Paolo, né gli impedisce di annunciare con coraggio il Vangelo. E’ pronto a morire per il nome di Gesù, vale a dire non solo a motivo di lui, ma anche in comunione con lui, nella sua forza, condividendo il suo stesso sentire.

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Salmo 15: Nelle tue mani, Signore, è tutta la mia vita.

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Epistola: Filippesi 1,8-14: Paolo afferma, traducendo più letteralmente, che le sue catene “risplendono di Cristo”. Le catene, che dovevano impedire la testimonianza, diventano esse stesse annuncio. E’ il paradosso della croce: la potenza di Dio si manifesta nella debolezza degli uomini.

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Vangelo Giovanni 15,9-17: Il frutto della Pasqua è il comandamento nuovo. Donandoci la sua vita, Gesù ci dona il suo stesso amore, la possibilità di amarci come lui ci ha amati. La qualità autentica dell’amore sta nel dono di sé. In esso dobbiamo rimanere per essere amici di Dio.

mercoledì 21 aprile 2010

293 - GRAZIE, SIGNORE, PER QUESTA PAROLA

Ti ringraziamo Signore, perchè questa Parola, pronunciata duemila anni fa, è viva ed efficace in mezzo a noi.

Riconosciamo la nostra impotenza e incapacità a comprenderla e a lasciarla vivere in noi.

Essa è più potente e più forte delle nostre debolezze, più efficace delle nostre fragilità, più penetrante delle nostre resistenze.

Per questo ti chiediamo di essere illuminati dalla Parola, per prenderla sul serio ed aprire la nostra esperienza a ciò che ci manifesta, per darle fiducia nella nostra vita e permetterle di operare in noi secondo la ricchezza della sua potenza.

Madre di Gesù, che ti sei affidata senza riserva, chiedendo che avvenisse in te secondo la Parola che ti era detta, donaci lo spirito di disponibilità perché possiamo ritrovare la verità di noi stessi.

Donaci di aiutare ogni uomo a ritrovare la verità di Dio su di lui, fa’ che la ritrovi pienamente il mondo e la società in cui viviamo, e che vogliamo umilmente servire.

Te lo chiediamo, Padre, per Cristo Gesù, tua parola incarnata, per la sua morte e Risurrezione, e per lo spirito santo che continuamente rinnova in noi la forza di questa Parola, ora e per tutti i secoli.

Amen.

(Card. Carlo Maria Martini)