Parrocchia S. Gerolamo Emiliani di Milano - Blog

Il Blog "Insieme per..." vuole proporre spunti di riflessione e di condivisione per costruire insieme e fare crescere la comunità della parrocchia di San Gerolamo Emiliani di Milano, contribuendo alla diffusione del messaggio evangelico.
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venerdì 15 luglio 2011

568 - LA QUINTA DOMENICA “DOPO PENTECOSTE”

Presenta, nella graduale riproposizione della storia della salvezza propria di questo tempo liturgico, la figura di Abramo come esemplare per i credenti e i discepoli di tutti i tempi. Il Lezionario riporta i seguenti brani biblici: Lettura: Genesi 11,31.32b-12,5b; Salmo: 104; Epistola: Ebrei 11,1-2.8-16b; Vangelo: Luca 9,57-62.
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Il brano odierno è preso dal racconto del viaggio di Gesù verso Gerusalemme avviato dalla solenne affermazione del v. 51: «Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato elevato in alto, egli prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme». In tale racconto l’Evangelista incornicia la vicenda storica del Signore come un deciso andare incontro alla passione e morte nella città santa di Gerusalemme.
In particolare il brano si apre con la dichiarazione entusiastica di un anonimo accompagnatore di Gesù: «Ti seguirò dovunque tu vada» (v. 57). è degno di nota il fatto che egli si senta spinto a seguire Gesù senza porre alcuna condizione. Con la sua risposta (v. 58) Gesù fa capire che la sequela esige una dedizione senza riserve e senza umane aspettative.
Nella seconda parte del nostro brano (vv. 59-61) è Gesù stavolta a chiamare alla sua sequela, ottenendo una risposta positiva accompagnata da una richiesta: «permettimi di andare prima a seppellire mio padre». Questa, oltre a indicare l’amore filiale verso il proprio genitore, è un’esigenza precisa che discende dalla Legge la quale, com’è noto, prescrive di “onorare il padre e la madre”.
La sorprendente risposta di Gesù sottolinea che, con la chiamata, si riceve una “nuova vita” per cui chi non lo “segue” è come “morto”! La nuova “vita” è contraddistinta dalla dedizione esclusiva all’annunzio del regno di Dio collaborando, in questo, alla missione stessa di Gesù. Per questo non è consentito attardarsi e indugiare in altro.
I vv. 61-62 infine registrano un’adesione spontanea alla “sequela” anch’essa, però, subordinata in qualche modo a pur legittime umane esigenze come quella di prendere congedo “da quelli di casa mia”. La risposta del Signore si rifà da una parte alla chiamata di Eliseo al quale il profeta Elia permette di andare a salutare i suoi genitori (cfr. 1Re 19,20), ma dall’altra la supera con l’esigenza ancora più forte posta da Gesù in ordine alla dedizione totale di sé per il regno di Dio.
La Scrittura offre al riguardo una testimonianza esemplare valida per tutti i tempi: quella di Abramo. Egli diventa il modello e il prototipo di quanti ricevono una chiamata divina e a essa rispondono con una disponibilità piena, senza condizioni o riserve. è ciò che abbiamo ascoltato a proposito della prima chiamata di Dio ad Abram: «Vattene dalla tua terra, dalla tua parentela e dalla casa di tuo padre, verso la terra che io ti indicherò» (Lettura: Genesi 12,1) e l’immediata reazione di questi: «Allora Abram partì, come gli aveva ordinato il Signore» (v. 4).
L’autore della Lettera agli Ebrei indica nella “fede” descritta come «fondamento di ciò che si spera e prova di ciò che non si vede» (Epistola: Ebrei 11,1) la motivazione interiore che muove Abramo a rispondere con risoluzione pronta e decisa alla chiamata che viene dall’alto. Dobbiamo, al riguardo, confessare che siamo come spiazzati dalle forti esigenze della “sequela” che spesso ci chiede di “ partire senza sapere dove andare“, ossia di consegnarci senza comprensibili umane “garanzie” alla volontà di Dio che ha grandi progetti su ognuno di noi, chiamati a collaborare per l’annunzio e la diffusione del suo Regno.
Nella celebrazione eucaristica teniamo davanti agli occhi il Signore Gesù che per primo si consegnò prontamente e senza condizioni al volere del Padre, anche quando tale volere gli additava la croce. Da lui, perciò, accogliamo l’invito a fare altrettanto e la grazia necessaria per “andare” effettivamente sulle vie misteriose e grandi della volontà divina.
A. Fusi

venerdì 18 giugno 2010

335 - IV ° DOMENICA DOPO PENTECOSTE

Nella vicenda di Caino e Abele è presentata l’esperienza del peccato che accompagna la vita dell’uomo quando si lascia vincere dal proprio egoismo e dal proprio orgoglio. Chiaro, invece, l’insegnamento di Gesù: “Va’ prima a riconciliarti con tuo fratello e poi torna ad offrire il tuo dono”. La liturgia di questa quarta domenica dopo Pentecoste è invito a rinnovare la nostra adesione di fede a Cristo e alla sua Parola: “La fede è fondamento di ciò che si spera”. Mediante la fede siamo chiamati a superare una semplice accoglienza formale dei comandamenti, per camminare in novità di vita nel “desiderio ardente del bene”.

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Lettura: Genesi 4,1-16: Caino fa della differenza dal fratello lo spazio della gelosia e dell’invidia, anziché dell’incontro e della comunione. L’invidia acceca l’occhio, rendendolo incapace di riconoscere e di gioire per il modo personale e diverso con cui Dio ama ogni suo figlio.

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Salmo 49: Sacrificio gradito al Signore è l’amore per il fratello.

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Epistola: Ebrei 11,1-6: La Lettera agli Ebrei cerca una giustificazione al perché Dio gradisca il sacrificio di Abele e non quello di Caino. La nostra relazione con Dio dipende non da ciò che noi facciamo per lui, ma dal vivere in un vero affidamento al suo amore.

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Vangelo: Matteo 5,21-24: Si può uccidere il fratello non solo con la violenza fisica, come fa Caino, ma con l’atteggiamento del cuore che, anche con parole d’ira o il rifiuto di riconciliarsi, manifesta il desiderio che l’altro non ci sia o che io non abbia nulla a che fare con lui.