Parrocchia S. Gerolamo Emiliani di Milano - Blog

Il Blog "Insieme per..." vuole proporre spunti di riflessione e di condivisione per costruire insieme e fare crescere la comunità della parrocchia di San Gerolamo Emiliani di Milano, contribuendo alla diffusione del messaggio evangelico.

domenica 24 gennaio 2010

220 - “TESTIMONIARE NELL’OSPITALITÀ”

Riflessione per l’ottavo giorno della settimana di preghiera per l’unità dei cristiani - Conversione di San Paolo.

Letture: Genesi 18, 1-8 Poi vi darò qualcosa da mangiare; Salmo 146(145), 1-10: Difende la causa dei perseguitati [...] dà il pane agli affamati; Romani 14, 17-19: Cerchiamo quindi ciò che contribuisce alla pace e all’aiuto reciproco; Luca 24, 41-48: Gesù li aiutò a capire le profezie della Bibbia

La comunicazione elettronica ci ha reso, oggi, vicini, in un pianeta piccolo e sovraffollato. Come ai tempi dell’evangelista Luca, anche oggi molti individui e comunità hanno dovuto lasciare le proprie case, viaggiando e girovagando in territori stranieri. Fedeli appartenenti alle grandi religioni del mondo hanno portato con sé nuovi credo e nuove culture nelle nostre comunità.

Durante la Settimana di preghiera, riconosciamo l’ospitalità e la compagnia di cristiani di tutte le chiese, nel nostro comune cammino verso l’unità. Dio stesso ci invita a offrire e a ricevere l’ospitalità dello straniero che ci è divenuto prossimo. Certamente, se non riusciamo a vedere Cristo nel prossimo, non lo riusciamo a vedere affatto.

La storia della Genesi narra di come Abramo abbia accolto Dio aprendogli la propria casa e offrendo ospitalità allo straniero. Il Dio di tutta la creazione è nel prigioniero, nel cieco, nello straniero. Il salmo odierno è un’offerta di lode a Dio per la sua fedeltà senza fine e per tutto ciò che Egli ha compiuto per noi. La lettera ai Romani ci ricorda che il regno di Dio è giustizia, pace e gioia nello Spirito Santo. Il Cristo risorto raduna i discepoli insieme, mangia con loro, ed essi lo riconoscono nuovamente. Egli rammenta loro ciò che le Scritture hanno detto su di lui e spiega loro ciò che non avevano compreso prima. Poi, Egli li libera dai loro dubbi e dalle loro paure, e li invia perché divengano testimoni di tutto ciò. Nel creare questo spazio di incontro, Egli li rende capaci di ricevere la sua pace, che implica la giustizia verso gli oppressi, la cura degli affamati e il reciproco sostegno, quali doni del nuovo mondo di resurrezione. I cristiani, nella storia, hanno trovato il Cristo risorto ogni volta che hanno servito e sono stati serviti da persone di fede diversa, ed anche noi possiamo incontrare Cristo quando condividiamo la nostra vita e i nostri doni.

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Preghiera:

O Dio di amore,

Tu ci ha mostrato la tua ospitalità in Cristo.

Riconosciamo che nella condivisione dei doni,

noi ti incontriamo.

Donaci la grazia di diventare una sola cosa nel nostro cammino insieme

e di riconoscere te nel nostro prossimo.

Fa’ che, quando accogliamo lo straniero nel tuo nome,

diveniamo testimoni della tua ospitalità e della tua giustizia. Amen.

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Domande per la riflessione personale

1. In quale misura il paese in cui vivi è ospitale verso lo straniero?

2. In quale modo uno straniero può trovare ospitalità e uno spazio per vivere, nel tuo contesto?

3. In quale modo puoi mostrare gratitudine verso coloro che ti hanno mostrato ospitalità rendendosi disponibili?

4. In quale modo la croce ci mostra che l’ospitalità di Dio è un’ospitalità vissuta nella donazione totale di sé?

venerdì 22 gennaio 2010

219 - MOLTIPLICAZIONE DEI PANI NELL'ARTE

Moltiplicazione dei pani e dei pesci - Pagliaro (BG)
Gesù prese i sette pani e i pesci, fece una preghiera di ringraziamento
spezzò i pani, li diede ai discepoli. E i discepoli li davano alla folla.
Tutti mangiarono e ne ebbero a sufficienza.
(Mt.15,36-37)

218- III DOMENICA DOPO L'EPIFANIA

Il brano del Vangelo va letto tenendo presente il racconto della prima moltiplicazione dei pani e dei pesci (Matteo 14,13-21) e come continuazione di Matteo 15,29-31, che narra l’opera di Gesù presso il "mare di Galilea" a favore degli uomini colpiti da varie malattie. Il testo rivela anzitutto il sentimento di Gesù squisitamente umano, vale a dire la "compassione", che rimanda a quella del Padre, di Dio, già magnificata nella rivelazione vetero-testamentaria.

Nel passo citato di Matteo 15,29-31, oggetto della sua compassione sono gli uomini afflitti dalla malattia, mentre qui sono quelli che non hanno di che sfamarsi. È questo, infatti, il primo livello di comprensione del testo evangelico che non va immediatamente superato per coglierne la dimensione "spirituale". Qui Gesù viene anzitutto incontro alla "fame" intesa come bisogno primario di ogni uomo e se ne fa carico personalmente coinvolgendo direttamente i suoi discepoli e, dunque, in prospettiva anche noi che crediamo in lui e ci proponiamo di seguirlo.

In questo testo, i sette pani e i pochi pesciolini, presumibilmente la scorta di cibo per il loro cammino dietro il Maestro, sono richiesti e forniti dai "discepoli" di Gesù. E sono proprio quei pani e quei pesci, sui quali Gesù pronunzia la "preghiera di benedizione", che essi stessi dovranno distribuire alla gente in misura tale da far sì che tutti ne mangino "a sazietà" e addirittura ne avanzi "sette sporte piene", ad indicare l’esuberanza e la sovraeccedente bontà del Signore nei confronti della folla e, dunque, di ogni uomo che è nel bisogno.

Un simile atteggiamento evoca e prolunga quello di Dio stesso che prepara per il suo popolo non solo il dono di una "terra" propria, ma di una terra dove "scorrono latte e miele" e i cui prodotti sono tra quelli più apprezzati nell’antico vicino Oriente: "uva, melograni e fichi" (cfr. Lettura: Numeri 13,23.27). Con ciò, da Gesù stesso, viene alla Chiesa di tutti i tempi, come allora ai suoi discepoli, l’invito a non tirarsi indietro davanti alle essenziali esigenze materiali e fisiche dell’uomo. Al pari di Gesù, la cura pastorale della Chiesa è perciò rivolta all’uomo, a tutto l’uomo e dunque anche ai suoi bisogni di liberazione dalle impellenze primarie per la sua stessa dignitosa esistenza. Ed è ciò che la Chiesa, da sempre, continua a fare dietro esplicita indicazione del suo Signore e Maestro!

L’Epistola paolina ci fornisce, al riguardo, la testimonianza, per noi normativa, della Chiesa apostolica, nella quale la cura e la premura verso l’uomo è considerato il segno dell’obbedienza e dell’accettazione del Vangelo di Cristo (2Corinzi 9,13) e, inoltre, come un "servizio sacro" destinato non solo a provvedere "alle necessità dei santi", ma anche a "suscitare molti ringraziamenti a Dio" (v 12).

Nei pani e nei pesci che sfamano con sovrabbondanza le folle che lo seguono, Gesù mostra di avere in serbo un "cibo": il suo "corpo" e il suo "sangue", in grado di venire incontro, in esuberante pienezza, a ogni più vera e profonda necessità dell’uomo: quella di avere parte alla vita stessa di Dio, vita finalmente liberata e affrancata da ogni contagio del male e soprattutto dal potere della morte. Una vita cioè del tutto trasformata «a causa della straordinaria grazia di Dio» (2Corinzi 9,14) che ci è data nel suo Figlio Gesù.

(A.Fusi)

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Lettura: Numeri 13,1-2.17-27; Salmo 104; Epistola: 2Corinzi 9,7-14; Vangelo: Matteo 15,32-38.

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217 - “TESTIMONIARE NELLA SOFFERENZA”

Riflessione per la quinta giornata della settimana di preghiera per l'unità dei cristiani.

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“Il Messia non doveva forse soffrire queste cose prima di entrare nella sua gloria?” (Lc 24, 26)

Isaia 50, 5-9 Il Signore mi è vicino, egli mi difenderà; Salmo 124(123), 1-8: Il nostro aiuto viene dal Signore, Romani 8, 35-39: L’amore di Dio si è rivelato in Cristo Gesù, Luca 24, 25-27: Gesù spiegò ai due discepoli i passi della Bibbia che lo riguardavano

La sofferenza è una realtà di cui il profeta Isaia parla con forza nella lettura di oggi, ricordandoci che Dio non si rassegna mai a vedere l’umanità che soffre. Il salmo, in risposta, proclama la fiducia che i credenti devono avere nel loro Salvatore. La lettera ai Romani afferma la certezza che l’amore sarà sempre più forte, e che il dolore e la pena non prevarranno mai, giacché prima di offrire la resurrezione al mondo, Cristo ha affrontato una morte terribile e ha conosciuto l’oscura profondità della tomba, per poter essere sempre accanto a noi, anche nei momenti bui.

Sulle orme del Signore, i cristiani che desiderano la piena unità sono chiamati a mostrare la loro solidarietà a quanti sono provati, nella propria vita, da tragiche situazioni di sofferenza, per confessare che l’amore è più forte della morte. È dall’estrema umiliazione della tomba che la resurrezione è giunta come un sole per l’umanità; un’annunciazione festosa di vita, perdono e immortalità.

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Preghiera:

O Dio nostro Padre,

guarda con compassione alla nostra situazione di povertà, sofferenza, peccato e morte,

ti chiediamo perdono, guarigione, conforto e sostegno nelle nostre prove.

Ti rendiamo grazie per tutti coloro che riescono a vedere la luce nella loro afflizione.

Possa il tuo Spirito divino insegnarci la grandezza della tua compassione

ed aiutarci a rimanere accanto alle nostre sorelle e ai nostri fratelli in difficoltà.

Ricolmi della sua benedizione, fa’ che possiamo proclamare in unità

e condividere con il mondo la vittoria del tuo Figlio sulla nostra vita, per sempre. Amen.

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Domande per la riflessione personale

1. In quale modo puoi immedesimarti in coloro che soffrono e sono in difficoltà?

2. In quale modo, attraverso la sofferenza sperimentata nella tua vita, hai raggiunto una saggezza e una comprensione più profonde?

3. Come esprimi la solidarietà verso la sofferenza e l’oppressione sofferta da molte persone che vivono in povertà, e qual è la tua esperienza a riguardo?

4. Come renderesti testimonianza alla misericordia di Dio e alla speranza che trovi alla luce della croce di Cristo?

mercoledì 20 gennaio 2010

216 - “TESTIMONIARE CELEBRANDO LA FEDE CHE ABBIAMO RICEVUTO”

Riflessione per la quarta giornata della settimana di preghiera per l'unità dei cristiani

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Letture: Deuteronomio 6, 3-9:Il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno solo!, Salmo 34(33),1-23:Benedirò il Signore in ogni tempo; Atti 4, 32-35:La comunità dei credenti viveva unanime e concorde; Luca 24, 17-21:Noi speravamo...


Abbiamo un enorme debito di gratitudine verso coloro la cui fede ha dato fondamento alla nostra vita cristiana oggi. Numerosi uomini e donne, attraverso la preghiera, la testimonianza e il culto, hanno assicurato che la fede venisse tramandata alle generazioni successive.

Le letture di oggi affermano l’importanza di sostenere la comunità di fede per assicurare la diffusione della parola di Dio. Il brano del Deuteronomio ci offre la bellissima preghiera che le nostre sorelle e i nostri fratelli Ebrei usano ogni giorno per glorificare il Signore. Il salmo ci invita a rendere testimonianza con la lode di quanto abbiamo ricevuto come credenti, per mostrare la nostra fede attraverso la glorificazione e il rendimento di grazie. Il brano degli Atti descrive una comunità unita nella fede e nella carità. Il brano evangelico ci mostra Gesù al centro della fede che abbiamo ricevuto.

Mentre ci uniamo ai nostri fratelli e alle nostre sorelle nella preghiera per l’unità in questa Settimana, accogliamo la ricca varietà dell’eredità cristiana. Preghiamo che la consapevolezza di questa comune eredità possa unirci maggiormente, mentre cresciamo sempre più nella fede.

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Preghiera:

Signore Dio Padre,

ti rendiamo grazie per tutte le persone

e le comunità che hanno comunicato il messaggio dell’evangelo a noi,

e ci hanno perciò dato oggi un solido fondamento per la nostra fede.

Ti preghiamo perché anche noi possiamo, insieme, testimoniare la nostra fede,

cosicché altri possano conoscerti e accogliere con fiducia la verità della salvezza

offerta in Gesù Cristo per la vita del mondo. Amen.

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Domande per la riflessione personale

1. Chi ti ha ispirato nella fede?

2. Quali sono gli aspetti della fede che ti stimolano di più nella vita di ogni giorno?

3. Quali pensi siano stati gli insegnamenti più importanti che ti sono stati tramandati?

4. In quale modo puoi riconoscere Dio che opera in te nel trasmettere la fede alle generazioni future?

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215 - APOSTOLATO DELLA PREGHIERA - GENNAIO 2010

Gennaio 2010 – i giovani e i mezzi di comunicazione sociale

Generale: perché i giovani sappiano utilizzare i moderni mezzi di comunicazione sociale per la loro crescita personale e per meglio prepararsi a servire la società.

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Missionaria: perché ogni credente in Cristo prenda coscienza che l’unità fra tutti i cristiani costituisce una condizione per rendere più efficace l’annuncio del Vangelo.

lunedì 18 gennaio 2010

214 - SETTIMANA DI PREGHIERA PER L'UNITA' DEI CRISTIANI

Fa' che tutti siano una cosa sola:
come tu, Padre, sei in me e io sono in Te
anch'essi siano in noi.
Così il mondo crederà che Tu mi hai mandato.
(Giovanni 17,21)

sabato 16 gennaio 2010

213 - SOLIDARIETA' CON HAITI

LA CARITAS PARROCCHIALE PER HAITI. Domenica 17 gennaio, la giornata della Caritas parrocchiale è dedicata alla raccolta di offerte per le vittime del terremoto di Haiti.

Grazie a tutti coloro che potranno offrire il loro contributo di solidarietà per i fratelli haitiani nella sofferenza.

Il parroco, P.Luigi.

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Dopo l’appello congiunto del Sindaco e dell’Arcivescovo, ecco i primi aiuti a favore del Paese sconvolto dal sisma. La Diocesi, insieme alla Caritas Ambrosiana, ha stanziato 100 mila euro.

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È possibile donare il proprio contributo (detraibile fiscalmente) tramite:

- ccp n. 13576228 intestato a Caritas Ambrosiana Onlus

- cc bancario presso Agenzia 1 di Milano del Credito Artigiano intestato a Caritas Ambrosiana Onlus (Iban: IT16 P 03512 01602 000000000578)

- carte di credito, con donazione telefonica al numero 02.76.037.324 in orari di ufficio.

La causale delle offerte è “Emergenza terremoto Haiti 2010”.

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Caritas Ambrosiana ha una lunga storia di solidarietà con Haiti. Dopo l’alluvione del 2006 che ha devastato il nord-ovest dell’isola, ha aiutato alcune famiglie di contadini della diocesi di Port-de-Paix a ricostruire le case e a riprendere l’attività agricola. Sempre nella stessa diocesi, ha consentito la riapertura di un dispensario sanitario per 25 mila persone nella parrocchia di Mare-Rouge, gestita da un sacerdote ambrosiano, don Giuseppe Noli. Inoltre ha finanziato corsi di formazione per il personale socio sanitario della struttura. Dal 2006 al novembre 2009 ha sostenuto dei corsi di formazione per 55 insegnanti delle 13 scuole cattoliche della parrocchia. Dopo gli uragani del novembre 2008, ha aiutato le famiglie più disagiate della diocesi di Gonalves a risollevarsi. (www.incrocinews.it).

venerdì 15 gennaio 2010

212 - LE NOZZE DI CANA

Al centro del racconto delle nozze di Cana c’è Maria. Persino Gesù e i discepoli appaiono in una luce più sfumata. Per l’evangelista la figura della madre è senza dubbio centrale, ed è da lei che l’attenzione si proietterà poi su Gesù. Il miracolo, la manifestazione della gloria di Cristo passa attraverso la madre.

Nel racconto evangelico tutti hanno qualcosa da fare: chi nella cucina, chi al servizio, chi agli strumenti musicali. Soltanto Maria vede l’insieme, ha il colpo d’occhio e capisce che cosa di essenziale sta succedendo e che cosa di essenziale sta mancando. Questo è lo spirito contemplativo di Maria, il suo dono della sintesi, la capacità di attendere alle cose particolari.

Certamente anche lei avrà avuto qualche impegno di aiuto materiale: tuttavia badava alle singole cose e contemplava il colpo d’occhio cogliendo la situazione.

Maria percepisce il gemito inespresso del mondo e lo esprime semplicemente: “Non hanno più vino”. E’ l’unica a dire questa parola. E’ probabile che altri se ne stessero accorgendo ma come in un sogno: vedono che qualcosa sta venendo meno, e non sapendo come fare, preferiscono proseguire fingendo di niente.

Questo meraviglioso dono contemplativo dovrebbe desiderarlo ogni donna: non è la perizia, la destrezza nel fare questo o quello, la specializzazione delle capacità umane, ma è una percezione complessiva, che sa conservare il senso del tutto.

Il carisma di Maria è lo sguardo confortante all’insieme del corpo ecclesiale, che la rende attenta per tutti i punti dolenti e pronta ad esprimerli, a provvedere, avvisando chi di dovere, facendo intervenire altri. A Cana infatti Maria non provvede direttamente alla necessità del vino, ma la mette in luce, la pone in rilievo e l’affida al Figlio.

Maria ci deve aiutare a scoprire ciò che manca, non per accusare o recriminare, ma per soffrire e per amare. E anzitutto deve aiutarmi a scoprire quello che manca in me, quel “non so che” che dà il di più: forse sono piccole cose che mi mancano, piccoli passi che devo compiere nella disciplina del corpo, dello spirito, della mente, piccoli perdoni, piccole rinunce da vivere, piccole tensioni da coprire o piccole parole da frenare. Forse mi manca poco perché si manifesti il buon vino.

Maria è sicura del suo figlio, perché è il Figlio di Dio.

Forse è questa certezza a cui veniamo meno più facilmente. Magari ci accorgiamo della mancanza del vino, magari ci immedesimiamo un po’ tristemente nella secchezza della nostra vita, delle nostre comunità, delle nostre chiese locali. Non riuscendo tuttavia a passare il guado della fede, ci arrestiamo nella considerazione amara della situazione oppure cerchiamo delle soluzioni inadeguate. Non crediamo abbastanza, ci manca quel salto di qualità che non consiste nel cercare la chiave del tesoro nascosto, bensì nella sicurezza in Gesù anche nelle cose più semplici, anche nelle espressioni più immediate della vita.

(Cardinale Carlo Maria Martini, in Maria, la donna del suo popolo 1984)

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211 - II DOMENICA DOPO L'EPIFANIA

In queste domeniche, che seguono alla solennità dell’Epifania, ripercorriamo le prime manifestazioni del Signore. Nel segno delle nozze di Cana si rivela la gloria di Gesù ed è annunciata l’ora della Pasqua con il suo gesto l’amore.

Alla festa delle nozze è presente anche Maria che, con la sua intercessione, prefigurata nella preghiera di Ester, appare come la madre che conduce i discepoli alla fede nel Signore.

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Prima lettura: Ester 5,1-1c.2-5

Nell’interpretazione patristica, la figura di Ester viene riletta in prospettiva mariologica. Ella va incontro al suo sposo, il re Assuero, in tutta la sua bellezza, e durante il banchetto intercederà per la salvezza del suo popolo, come farà Maria a Cana.

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Epistola: Efesini 1,3-14.

Nel primo segno di Cana, Gesù manifesta la sua gloria, rivelando la volontà di Dio, che egli è venuto a compiere. Questo testo di Efesini rivela quale sia il contenuto della volontà del Padre: renderci suoi figli adottivi ed eredi dei suoi tesori di grazia.

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Vangelo: Giovanni 2,1-11

Il segno di Cana completa la rivelazione del Natale e dell’Epifania, svelandoci il significato dell’incarnazione. Gesù viene come il vero sposo che attua nella gioia l’alleanza tra Dio e il suo popolo, già profetizzata nel simbolo delle nozze messianiche.

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Oggi la chiesa italiana celebra la giornata nazionale per le migrazioni e la giornata nazionale per l’approfondimento e lo sviluppo del dialogo religioso ebraico cristiano.