Parrocchia S. Gerolamo Emiliani di Milano - Blog

Il Blog "Insieme per..." vuole proporre spunti di riflessione e di condivisione per costruire insieme e fare crescere la comunità della parrocchia di San Gerolamo Emiliani di Milano, contribuendo alla diffusione del messaggio evangelico.

venerdì 31 dicembre 2010

474 - OTTAVA DEL NATALE - 1 GENNAIO 2011

La Circoncisione di Cristo, Pieter Paul Rubens, 1605,

Chiesa del Gesù di Genova.

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“Il Signore rivolga a te il suo volto e ti conceda pace”: è l’augurio e la preghiera che accompagnano la liturgia dell’ottavo giorno del Natale e il cammino nel tempo del credente. Il Signore Gesù è “la Parola che si salva, la via che ci guida alla pace” e ha voluto condividere la nostra esistenza, portando “nella povertà della nostra natura la sua divina ricchezza”.

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Lettura Numeri 6,22-27: Il nome, per la Bibbia, dice relazione. Attraverso la mediazione sacerdotale, Dio pone il suo nome al suo popolo, vale a dire lo chiama alla relazione con sé, donandogli di vivere nella sua comunione. Ne sono frutto la sua benedizione e la sua pace.

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Salmo 66: Dio ci benedica con la luce del suo volto.

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Epistola ai Filippesi 2,5-11: Il nome di Dio si rivela in Gesù, che nella siua vicenda pasquale manifesta l’amore del Padre. Vivendo l’obbedienza fino alla croce, egli riceve il nome nuovo di “Signore”. La sua rimane la signoria di chi dona la vita e a tutti il nome nuovo di “figli di Dio”.

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Vangelo Luca 2,18-21: Otto giorni dopo la nascita, come ogni ebreo, Gesù riceve la circoncisione e il nome. Sono i genitori a conferirlo, ma in obbedienza alla parola dell’angelo. In Gesù Dio stesso entra nella carne dell’uomo e la sua grazia abita e trasforma il nostro agire.

giovedì 30 dicembre 2010

473 - DA RICCO CHE ERI, SIGNORE GESÙ

Signore Gesù, da grande e ricco che eri, ti sei fatto piccolo e povero. Tu hai scelto di nascere fuori di casa in una stalla, di essere fasciato in poveri panni, di essere deposto in una mangiatoia tra un bue e un asinello. Abbraccia, anima mia, quel divino presepio, premi le labbra sui piedini di Gesù. Baciali tutti e due. Medita le veglie dei pastori, contempla il coro degli Angeli e canta insieme a loro con la bocca e con il cuore: “Gloria a Dio nell’alto dei cieli e pace in terra agli uomini di buona volontà”.

San Bonaventura (1217-1274)

domenica 26 dicembre 2010

472 - ... AUGURI SCOMODI

….non obbedirei al mio dovere di vescovo se vi dicessi “Buon Natale” senza dare disturbo…non sopporto l’ idea di dover rivolgere auguri innocui, formali, imposti dalla routine…


Tanti auguri scomodi, allora, miei cari fratelli!


Gesù che nasce per amore ci dia la nausea di una vita egoista, assurda, senza spinte verticali e ci conceda di inventarci una vita carica di donazione, di preghiera, di silenzio, di coraggio.


Il Bambino che dorme sulla paglia ci tolga il sonno e faccia sentire il guanciale del nostro letto duro come un macigno, finché non avremo dato ospitalità a uno sfrattato, a un marocchino, a un povero di passaggio…


…I Poveri che accorrono alla grotta, mentre i potenti tramano nell’ oscurità e la città dorme nell’ indifferenza, ci facciano capire che, se anche noi vogliamo vedere “una grande luce”, dobbiamo partire dagli ultimi…


… I pastori che vegliano nella notte, “facendo la guardia al gregge”, e scrutano l’ aurora, ci diano il senso della storia, l’ ebbrezza delle attese, il gaudio dell’ abbandono in Dio.


E ci ispirino il desiderio profondo di vivere poveri che è poi l’ unico modo per morire ricchi.


Buon Natale! Sul nostro vecchio mondo che muore, nasca la speranza.


Mons. Tonino Bello

sabato 25 dicembre 2010

471 - 26 DICEMBRE – SANTO STEFANO

“Signore Gesù, accogli il mio spirito!”: il secondo giorno dell’Ottava di Natale è illuminato e accompagnato dalla preghiera e dall’esempio del martire Stefano. In questo primo testimone del Signore si rivela la vera misura e la autentica figura del cristiano, chiamato a rendere ragione della propria fede: “Annuncia la Parola, insisti al momento opportuno e non opportuno, ammonisci, rimprovera, esorta con ogni magnanimità e insegnamento. .. Vigila attentamente, sopporta le sofferenze, compi la tua opera di annunciatore del Vangelo”.

Nella gioia e nella luce del Natale di Gesù, siano in noi i medesimi sentimenti perché la nostra vita sia trasformata in un “perenne rendimento di grazie”, nella ricerca di una autentica fraternità e nell’impegno di una rinnovata testimonianza della novità del Vangelo.

venerdì 24 dicembre 2010

470 - BUON NATALE !

Se Cristo nasce mille volte a Betlemme ma non nasce nel tuo cuore,
tu rimani un uomo perduto.
(S.Ambrogio)
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Buon Natale!
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Padre Luigi Bazzani, parroco,
con la Comunità dei Padri Piamartini di Milano

469 - GESU' BAMBINO E' IL MESSIA

Gesù è il Cristo, il Messia promesso da Dio, il Dio che visita la nostra storia, che condivide la nostra condizione umana per farci partecipi della sua vita e della sua grazia. È questo il Vangelo, la Buona notizia che la comunità cristiana annuncia a tutti gli uomini che Dio ama.

In questo senso possiamo dire che il Natale è una festa tardiva. La Chiesa ha colto, prima di tutto, il mistero di essere salvata e redenta, ha colto Cristo nella Pasqua come Salvatore: è il mistero che celebriamo in ogni eucarestia, il mistero della redenzione.

Poi, a partire da qui, la Chiesa primitiva ha allargato la sua riflessione verso le radici, verso gli inizi della manifestazione di Gesù. Ha cominciato a contemplare i suoi anni oscuri, il mistero della sua nascita. Ha scoperto che anche nel primo apparire di Gesù rilucevano, come perle nascoste nell’ombra, quei modi di essere di Cristo mediante i quali Gesù ci avrebbe dato la salvezza.

Nella nascita appariva l’umiltà di Gesù, la scelta della povertà, la gloria del Figlio unico del Padre: Gesù obbediente, disponibile, in ascolto del Padre.

Il racconto evangelico assume allora questo professione di fede nel Cristo Salvatore e Signore, a, a partire dalla Pasqua, la fa risalire fino al momento in cui Gesù fa il suo ingresso nella nostra storia.

Questo primo messaggio del Natale, così come la comunità cristiana ce lo ha tramandato dalle origini, suona dunque come un invito a non operare riduzioni nel racconto della nascita di Gesù per fargli esprimere i nostri sentimenti umani, anche molto belli, di poesia, di vita, di lotta contro la povertà.

Aldilà di queste cose, noi siamo invitati ad accostarci umilmente alla nascita di Gesù accettando che ci parli di qualcosa che è oltre noi stessi, ci parli di messaggeri dall’alto, di un Signore, di un Messia.

(Cardinale Carlo M.Martini, Omelia nel giorno di Natale 1981)

468 - NATALE DEL SIGNORE – 25 DICEMBRE

“Oggi nella città di Davide è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia”: è l’annuncio al centro della liturgia del Natale che compie la nostra attesa e infonde nuova speranza di vita. Nel Mistero dell’incarnazione siamo resi “familiari” di Dio; egli “è con noi nella nostra natura, è con noi nella sua grazia, con noi nella sua bontà, con noi nella nostra miseria, con noi nella sua compassione” (Aelredo di Rievaulx). Ogni uomo può trovare in Cristo la luce del cammino, la fonte della propria gioia, la forza per una testimonianza coraggiosa, il desiderio di una autentica fraternità, la consolazione alla solitudine del cuore: la sua “indigenza è la mia ricchezza, e la debolezza del Signore è la mia forza” (Sant’Ambrogio).

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Lettura Isaia 8,23,b-9,6a: Isaia annuncia la nascita di un bambino, erede del trono di Davide, che porterà la pace sperata. Eppure la storia umana conosce ancora l’oppressione e la guerra. Ma la nascita di Gesù ci assicura che Dio è con noi e non deluderà la nostra attesa.

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Salmo 95: Oggi è nato per noi il Salvatore.

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Epistola Ebrei 1,1-8: in Gesù Dio dice la sua parola ultima, senza pentimenti. E noi siamo già nei tempi ultimi. Non perché sia imminente la fine del mondo, ma perché la storia umana è per sempre inclusa nella salvezza e nella misericordia del Padre rivelatasi in Gesù.

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Vangelo di Luca 2,1-14: “Oggi è nato per voi un Salvatore”. Gli uomini, con le loro decisioni, come quella del censimento di Augusto, pretendono di dominare e salvare la storia. Ma i nostri sforzi sono fecondi quando ci aprono ad accogliere una salvezza che nasce dall’alto.

mercoledì 22 dicembre 2010

467 - NATALE

lunedì 20 dicembre 2010

466 - IL SENSO DEL DONO: PER UN NATALE DI GRATUITÀ

Assaliti dall’ansia del regalo, nel mese di dicembre sembriamo ormai smarrire il legame con l’Avvento e, con esso, anche l’autentica dimensione umana e cristiana del dono. Sommersi dai doni da fare o da ricevere, abbiamo perso il senso della gratuità, non riusciamo più a vederla come ricchezza nelle nostre vite e nelle nostre relazioni, convinti di essere noi gli unici protagonisti di ogni cosa, coloro che determinano l’evolversi delle vicende e delle società. Eppure il Natale cui ci prepariamo dovrebbe ricordarci sia il dono per eccellenza che è ogni vita nuova che nasce, sia il dono inaudito che Dio ha fatto all’umanità e alla creazione intera con la venuta nella carne di Gesù, vero Dio e vero uomo.

Come la vita, infatti, il dono è qualcosa che ci precede, che esula dai diritti-doveri, che non può mai essere pienamente ricambiato, che nasce da energie liberate e origina a sua volta capacità inattese. La gratuità non è tale solo perché non comporta un prezzo, ma più ancora perché suscita gratitudine e, più in profondità ancora, perché sgorga da un cuore a sua volta grato per quanto già ha ricevuto. Nel dono autentico non si riesce mai a tracciare un confine certo e invalicabile tra chi dà e chi riceve: non perché vi sia il calcolo di chi pesa il contraccambio, ma perché, come dice Gesù, “c’è più gioia nel dare che nel ricevere” (Atti 20,35). Chi dona, infatti, gode a sua volta della gioia che suscita in chi riceve. D’altronde, il fondamento dell’amore è la rinuncia alla reciprocità e alla sicurezza che ne deriva: occorre indirizzare l’amore verso l’altro senza essere sicuri che l’altro ricambierà.

E non dovremmo pensare al dono solo come a una possibile forma di scambio tra le persone: riscoprire la gratuità come istanza anche sociale costituisce un’esperienza liberante e arricchente per ogni tipo di convivenza. Lo ricorda con parole forti Benedetto XVI nell’enciclica Caritas in veritate: “La gratuità è presente nella vita dell’uomo in molteplici forme, spesso non riconosciute a causa di una visione solo produttivistica e utilitaristica dell’esistenza... Lo sviluppo economico, sociale e politico ha bisogno, se vuole essere autenticamente umano, di fare spazio al principio di gratuità come espressione di fraternità”.

Forse il tempo del Natale e la maggiore sensibilità alla dimensione del dono che questa festa suscita potrebbe aiutarci proprio in due percorsi di approfondimento del senso delle nostre vite. A livello personale e relazionale, possiamo riscoprire la libertà profonda che il donare richiede e la gioia che suscita sia in colui che dona che in colui che riceve: A livello sociale, ci è dato di prendere coscienza di come, anche nell’ottica mercantile ormai dominante, si possano concretamente immettere istanze di gratuita fraternità: la solidarietà umana, uno stile di vita più sobrio ed essenziale, una ritrovata dimensione di fratellanza universale non sono alternative alle ferree leggi economiche o all’esercizio della giustizia, ma sono anzi correttivi preziosi per una più equa distribuzione di quei doni naturali che sono intrinsecamente destinati a tutti. Come cristiani testimonieremo così l’unicità del Signore di cui celebriamo la venuta nella carne e attendiamo il ritorno nella gloria: un dono sceso dall’alto che non ha cercato né atteso il nostro contraccambio per portare a tutti le ricchezze della sua grazia, il volto divino della gratuità. Senza il concetto di dono e di dono gratuito non sarebbe possibile un parlare cristiano perché, non lo si dimentichi, nel cristianesimo persino l’alleanza, che di per sé è bilaterale, è diventata alleanza unilaterale di Dio offerta all’uomo nella gratuità.

Enzo Bianchi, Avvenire, 13 dicembre 2009

domenica 19 dicembre 2010

465 - DAL MOZAMBICO NOTIZIE E AUGURI DI PADRE GIACOMO MARIETTI

Carissimi,

riprendiamo le nostre comunicazioni dopo una lunghissima pausa. Eravamo rimasti al "Mocodoene18" che porta la data del 25 Marzo 2010. Poi venne quella sera del 24 maggio in cui durante un tentativo di rapina sono rimasto ferito. Le cure e la convalescenza trascorsa in Italia mi hanno rimesso in forze e dal 29 Ottobre sono di nuovo qui per continuare il mio lavoro. Ringrazio il Signore, tutti coloro che mi sono stati vicini in questo periodo, e coloro che si sono fatti in quattro per continuare l'opera della nostra Missione. Con me sono venuti a rinforzare la squadra Fr. Aurelio Tassone e il laico Simone Mura. Ora il Padre Joao, dopo aver svolto un servizio molto apprezzato, è tornato in Brasile per motivi di salute. Siamo in attesa di Padre Higino Corentino, giovane sacerdote angolano, con cui ho già lavorato e che già conosce la nostra Missione di Mocodoene, avendo svolto il periodo di tirocinio quando presente ancora Padre Modesto Venturini, la Missione stava facendo i suoi primi passi.

In questo periodo della mia assenza le cose sono andate avanti bene grazie alla dedizione dei rimasti. Degli avvenimenti più significativi dobbiamo segnalare l'arrivo del Presidente della Repubblica Emilio Armando Ghebuza che ha onorato la Missione di Mocodoene con la sua presenza, confermando l'apprezzamento delle autorità pubbliche fino alle più alte sfere, del lavoro che stiamo facendo. A riceverlo era presente il nostro Superiore Generale Padre Enzo Turriceni. Fu lo stesso Superiore ad inaugurare anche il pozzo nuovo dell'Ospedale. Nell'ambito di un Progetto di sperimentazione cofinanziato dalla Regione Lombardia sono arrivate anche le vacche da latte. In questi giorni siamo in attesa del primo parto.

A me invece è stata riservata, proprio oggi, in una festa di consegna dei diplomi, la soddifazione di stringere la mano ai nostri primi qualificati "Operatori agricoli" al termine di un percorso triennale che ci ha fatto sudare, ma che finalmente è una realtà di cui le autorità e la popolazione ci ringraziano. Penso in questo momento a quelli che ci hanno aiutato con immensa gratitudine.

Ci aspetta molto lavoro e noi siamo disposti a dare tutte le nostre forze per portarlo avanti. Vi terremo informati. Cogliamo l'occasione per inviare a tutti i nostri più cari e sentiti auguri di Buon Natale e un Buon anno 2011. A nome di Fr. Geraldo, Fr. Aurelio, del Chierico Joaquim, di Riccardo e di Simone un carissimo saluto da Mocodoene.

Padre Tiago.

Mocodoene 10.12.2010.