Parrocchia S. Gerolamo Emiliani di Milano - Blog

Il Blog "Insieme per..." vuole proporre spunti di riflessione e di condivisione per costruire insieme e fare crescere la comunità della parrocchia di San Gerolamo Emiliani di Milano, contribuendo alla diffusione del messaggio evangelico.

venerdì 30 dicembre 2016

1223 - UN ANNO INSIEME

La Voce della Comunità della parrocchia di San Gerolamo Emiliani accompagna l'anno 2017 con un calendario con immagini di ieri e di oggi e con brevi spunti di riflessione.
 
Per chi è interessato, il calendario è disponibile presso la parrocchia e con una offerta si contribuisce ai progetti parrocchiali.


1222 - LA LUCE DEL MONDO

IO SONO LA LUCE DEL MONDO ...
... VOI SIETE LA LUCE DEL MONDO
 

sabato 24 dicembre 2016

1221 - BUON NATALE!


Ivan Rupnik - Natività
Santuario nazionale Mátraverebély-Szentkút - Ungheria
«Dio si fa uomo per amore degli uomini. Non cerca il più perfetto degli uomini per unirsi a lui, ma assume la natura umana così com’è.
Gesù Cristo non è un’umanità eccelsa trasfigurata, ma il “sì” di Dio all’uomo reale; non il “sì” spassionato del giudice ma il “sì” misericordioso del compagno di sofferenze. In questo “sì” è racchiusa la vita intera e l’intera speranza del mondo».
(Dietrich Bonhoeffer, Etica, pag. 62 s).

1220 - LA NOTTE SANTA


«Non possiamo dormire la Notte Santa
Non possiamo dormire».
E’ così che prega il cantico di natale.
La liturgia prega così:
Ci è nato un Figlio
ci fu dato un bambino
per aiutarlo a crescere
fino alla pienezza della maturità.
Un piccolo che viene dalle profondità del mistero
Perché sappiamo accogliere tutte le creature
Perché sappiamo che tutti apparteniamo
alla grande famiglia amata da Dio.
E’ Natale. E’ un nuovo tempo.
Arriva bambino, in una impotenza!
come gli «Aylan [1]» del Regno.
Perché la nostra scelta continui a favore dei poveri della terra.
La Chiesa dovrebbe rinnovare a Natale senza compromessi
l’impegno di vivere l’incarnazione del Verbo giorno per giorno.
E’ Natale. E’ un tempo nuovo.
Non possiamo dormire la Notte Santa.
Dobbiamo svegliarci per accogliere i poveri della terra,
i piccoli del Regno.
Dobbiamo vivere, ogni giorno, la Notte Santa del Regno.
Pedro Casaldaliga

[1] Aveva tre anni. Ed era nato a Kobane, nel nord della Siria. Scappava da una guerra che ha ridotto in polvere la sua città e ucciso migliaia di suoi compagni di giochi. Aylan Kurdi. Secondo i media turchi, è questo il nome del bambino morto annegato nel tentativo di raggiungere l’Europa, la cui immagine ha fatto il giro del mondo.

venerdì 16 dicembre 2016

1219 - CONCERTO DI NATALE 2016


venerdì 9 dicembre 2016

1218 - MARIA SEGNO DI BENEDIZIONE

Dalle "maledizioni" umane, alla partecipazione della "benedizione" di Maria In questa festa liturgica della Madonna ascoltiamo una pagina della Scrittura che è davvero impressionante.
Mi ha colpito perché in essa c’è, per la prima volta nella Bibbia, la parola della maledizione: Maledetto il serpente più di tutte le bestie selvatiche (Gn 3, 14).
La maledizione del serpente è simbolo della maledizione di tutte quelle cose che rovinano gli uomini. Mi ha colpito perché penso a quante altre volte la parola «maledizione» è stata, da allora, ripetuta, a quante volte sono state lanciate nel mondo delle maledizioni gli uni contro gli altri, a quante volte siamo giunti a maledire noi stessi e addirittura a maledire Dio.
A partire dal racconto che la Scrittura ci riporta, il segno doloroso del peccato e della tristezza è entrato nel mondo e, per così dire, ci perseguita. Forse non arriviamo sempre a pronunciare quella parola ma ci sono tante cose in noi, intorno a noi, nella società che non vanno, che noi non vogliamo e che suscitano in noi un moto di ribellione.
Ci ribelliamo contro noi stessi perché non siamo sempre ciò che vorremmo essere; ci ribelliamo contro gli altri che riteniamo la causa di ciò che in noi non va; ci ribelliamo anche contro Dio perché non sappiamo capire quanto Dio ci ama. È, dunque, una parola terribile che si riproduce nella storia umana, così come si riproduce il peccato. È il peccato la vera causa di tutte le scontentezze, di tutte le tristezze, di tutte le guerre, di tutte quelle cose che sono in realtà la maledizione dell’uomo.
Ed ecco che il Vangelo ci porta il ricordo delle parola contraria alla maledizione: «Benedetta tu, benedetta tu tra le donne!» (Lc 1, 42).
Questa parola rivolta alla Madonna è simbolo del meglio di noi stessi. Noi siamo chiamati non a maledire noi stessi e gli altri: noi siamo chiamati in realtà a benedire Dio, a benedire la vita, a benedire il futuro. La Madonna è il simbolo di tutto questo, è il simbolo di tutte quelle cose che noi vorremmo essere, è il simbolo di quello che vorremmo che il mondo fosse, che vorremmo che gli altri fossero, che vorremmo che fosse la società.
Pregando oggi la Madonna noi preghiamo, quindi, col meglio di noi stessi, con tutto ciò che di bene c’è in noi.
Preghiamo perché questo bene si allarghi, preghiamo perché ciò che in noi è magari soltanto uno spazio di luce diventi più largo, preghiamo perché ciò che in noi è uno spiraglio di serenità cresca. Possiamo augurarci che la Madonna entri nella nostra vita con la sua benedizione in modo da poter dire, in tutta verità: Benedetta sei, o Maria, tra tutte le donne!
Fammi partecipe della tua benedizione, fa’ che anch’io senta quanto c’è in me che può diventare parte della tua benedizione!
Carlo Maria Martini

1217 - MARIA DONNA SENZA RETORICA

8 dicembre 2016: è la Festa dell’Immacolata Concezione. Oggi proponiamo ai lettori il titolo Maria, donna senza retorica. Uno tra i primissimi scritti mariani, datato 21 febbraio 1988. È l’elogio all’antiretorica di Maria, definita da don Tonino nel testo una donna vera perché di poche parole, perché acqua e sapone, perché non posa per nessuno e "proprio perché in lei non c’è nulla di declamatorio".
Lo so bene: non è un’invocazione da mettere nelle litanie lauretane. Ma se dovessimo riformulare le nostre preghiere a Maria in termini più laici, il primo appellativo da darle dovrebbe essere questo: donna senza retorica. (…)
Donna vera, perché acqua e sapone. Perché senza trucchi spirituali. Perché, pur benedetta tra tutte le donne, passerebbe irriconoscibile in mezzo a loro se non fosse per quell’abbigliamento che Dio ha voluto confezionarle su misura: "vestita di sole e coronata di stelle". (…)
Donna di poche parole, perché, afferrata dalla Parola, ne ha così vissuta la lancinante essenzialità, da saper distinguere senza molta fatica il genuino tra mille surrogati, il panno forte nella sporta degli straccivendoli, la voce autentica in una libreria di apocrifi, il quadro d’autore nel cumulo delle contraffazioni. (…)
Icona dell’antiretorica, non posa per nessuno. Neppure per il suo Dio. Tanto meno per i predicatori, che l’hanno spesso usata per gli sfoghi della loro prolissità. (…)
Santa Maria, donna senza retorica, prega per noi inguaribilmente malati di magniloquenza. Abili nell’usare la parola per nascondere i pensieri più che per rivelarli, abbiamo perso il gusto della semplicità. (…)
Santa Maria, donna senza retorica, la cui sovrumana grandezza è sospesa al rapidissimo fremito di un "fiat", prega per noi peccatori, perennemente esposti, tra convalescenze e ricadute, all’intossicazione di parole. Proteggi le nostre labbra da gonfiori inutili. Fa’ che le nostre voci, ridotte all’essenziale, partano sempre dai recinti del mistero e rechino il profumo del silenzio. Rendici, come te, sacramento della trasparenza».*
* Fonte: Antonio Bello, Scritti Mariani, Lettere ai Catechisti, Visite pastorali, Preghiere, Mezzina, Molfetta 1995.
http://www.papaboys.org/festa-dell-immacolata-maria-donna-senza-retorica-don-tonino-bello/

mercoledì 23 novembre 2016

1216 - INNO

O Signore, fa’ che possiamo sentirti
come il maestro unico,
la madre che abita nel cuore.
Accordaci la tua visione e la consapevolezza
della nostra unione con te.
Noi siamo il nulla,
tu il tutto; a te ci offriamo per sempre
senza riserve.
Liberaci, o Signore
dalle nostre chiusure egoistiche,
permetti che diventiamo un pane vivo come te.
In una gioiosa consacrazione
di tutto il nostro essere a te
ci doniamo.
Giovanni Vannucci

giovedì 17 novembre 2016

1215 - AVVENTO: TEMPO PER ACCOGLIERE E GENERARE AMORE

Entriamo nell’Avvento. La successione dei tempi liturgici si rivela provvidenziale in questo momento storico: di fronte alle tante paure che generano emozioni e violenza in ognuno di noi – l’elenco delle fonti di questa paura e violenza si fa ormai lungo: dai profughi al terremoto; dalla guerra in Siria e in Iraq alla crudezza della campagna elettorale americana; dalla fragilità della nostra identità europea alle conseguenze di una crisi economica che sta rimodellando in perdita i nostri ritmi di vita – l’Avvento cristiano si rivela come un dono inaspettato da custodire gelosamente, per la sua capacità di indicarci lo stile corretto per abitare questo cambiamento d’epoca, come ci ricorda Papa Francesco.
Accogliere e generare amore. L’Avvento ci racconta e ci ricorda proprio queste due azioni, questi due atteggiamenti. Sono gli atteggiamenti di Dio, innamorato perso di noi, dell’umanità; sono gli atteggiamenti di Maria, colei che con la sua fede ha consentito che il Figlio di Dio abitasse la nostra storia e ci rivelasse il volto di Dio come suo e nostro Padre.

Accogliere e generare amore. Sono questi gli atteggiamenti migliori grazie ai quali affrontare il futuro che ci attende. Abbiamo bisogno che l’Avvento diventi lo stile dei cristiani, e poi di tutti gli uomini, per esorcizzare quella violenza che tutti temiamo ma che contribuiamo a gonfiare proprio con le nostre paure.

L’Avvento come pratica di vita chiede luoghi e azioni esemplari, che rendano evidenti e tangibili i frutti generati. Proprio una simile cornice consente di comprendere il significato profondo del sostegno che la Diocesi intende dare durante tutto il prossimo periodo di Avvento alla campagna in favore dell’affido familiare promossa da Caritas Ambrosiana. Non è più utopistico garantire attraverso questo strumento il diritto a una famiglia ad ogni bambino che viene allontanato da quella di origine.

L’affido è un modo concreto di fare delle nostre vite un Avvento incarnato. Anche a Milano sempre più famiglie scelgono di aprire le porte di casa per un periodo di tempo ai figli degli altri. Queste famiglie ci dimostrano che l’Avvento non soltanto è uno stile di vita possibile, ma è anche uno stile di vita capace di cambiare la storia, salvando gli uomini dai tanti inferni artificiali che loro stessi hanno saputo creare.

Abbiamo bisogno dell’Avvento. Il mio augurio è che il tempo di Avvento che sta per cominciare ci aiuti a moltiplicare i luoghi e le pratiche di Avvento dentro le nostre vite, dentro le vite delle nostre famiglie.
di mons. Luca Bressan
Vicario episcopale per la Cultura, la Carità, la Missione e l’Azione Sociale

sabato 29 ottobre 2016

1214 - INTENZIONE DI PREGHIERA DEL PAPA