Parrocchia S. Gerolamo Emiliani di Milano - Blog

Il Blog "Insieme per..." vuole proporre spunti di riflessione e di condivisione per costruire insieme e fare crescere la comunità della parrocchia di San Gerolamo Emiliani di Milano, contribuendo alla diffusione del messaggio evangelico.

venerdì 18 dicembre 2009

183 - ACCOGLIENZA DI MARIA

Maria ha accolto fin dall’inizio ciò che Dio le ha affidato. Certo, non sono mancati stupore e smarrimento per la richiesta dell’angelo, ma alla fine Maria ha detto quel sì che ha reso la sua e la nostra vita diversa.

Lo stupore di Maria sta proprio nel fatto di aver accolto il sogno di Dio facendolo diventare suo!

Ha lasciato entrare nel suo cuore la Parola di Dio, stupendosi di fronte alle “grandi cose” che il Signore stava compiendo in lei.

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E io so accogliere il progetto di Dio per me?

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So essere accogliente nei confronti di chi mi sta intorno?

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La porta mi mette di fronte ad una scelta: apro il cuore ad accogliere o lascio la porta chiusa?

(Avvento 2009, Sussidio liturgico della CEI)

182 - ANNUNCIAZIONE NELL'ARTE

Beato Angelico, Annunciazione, Museo del Prado

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L’episodio è svolto secondo lo schema compositivo più classico e diffuso nelle Annunciazioni, trasversale a tutta la storia dell’arte cristiana: ritrae il mistero dell’Angelica Confabulatione tra l’Angelo entrante, a questo punto già entrato in scena da sinistra, al cospetto di Maria posta invece sulla destra. L’architettura entro cui le figure sono collocate riporta al Vangelo di Luca che lo ambienta nella casa della vergine: “Entrando da lei disse: “Ti saluto, o piena di grazia, Il Signore è con te”. (Luca, 1, 28)

Il porticato, ambientazione tipica per Annunciazione nella pittura italiana del Rinascimento (le colonne hanno significato di collegamento tra terra e cielo, assimilabili in questo senso all’Albero della Vita), delimita lo spazio scenico principale e apre sull’interno lasciando intravedere uno scorcio domestico, segno dell’umiltà di Maria: una stanza dalle pareti chiare alle quali sono addossati dei mobili, in particolare una panca, illuminata da una piccola finestra.

La tradizione teologica suddivide il colloquio tra l’Angelo e la Vergine in 5 momenti successivi, corrispondenti ai diversi stati d’animo di Maria:

inizialmente Maria è turbata (Conturbatione) non tanto per l’apparizione dell’angelo (sulla scorta dei vangeli apocrifi i vari commentatori sono soliti sottolineare come lei fosse abituata alle apparizioni angeliche) quanto per il saluto in sé, che non comprende. Dopo aver ascoltato l’annuncio, Maria ci pensa un po’ sopra (Cogitatione) e rimanendo perplessa chiede all’angelo (Interrogatione) come questo possa avvenire visto che non conosce uomo. Alla risposta dell’angelo subentra l’accettazione dell’annuncio da parte di Maria, che si definisce serva di Dio (Humiliatione). L’episodio si conclude dopo la partenza dell’angelo con il momento del concepimento vero e proprio, che corrisponde per Maria allo stato d’animo della grazia (Meritazione).

Qui Maria è ritratta in Humiliatione: dopo “le spiegazioni” dell’arcangelo Gabriele, accetta l’annuncio e, colta nell’atteggiamento di dire qualcosa, si definisce appunto serva, mentre Gabriele ha tutta l’aria di starla a sentire (le mani che entrambi i personaggi tengono incrociate sul petto indicano il reciproco accoglimento, l’una delle parole dell’altro).

Il raggio di luce che proviene dall’angolo in alto a sinistra dalla mano di Dio, percorso dalla colomba e puntato su Maria, raffigura la discesa dello Spirito Santo su di lei (l’Annunciazione è considerata la Pentecoste di Maria). La figura di Dio come in altri casi appare anche nel bassorilievo tra i due archi del portico.

La Cacciata dal Paradiso che fa da controscena sull’estrema sinistra pone Maria come nuova Eva, alludendo all’incarnazione di Cristo e alla sua successiva morte sulla croce in funzione di espiare il “peccato del mondo”.

Il libro sulle ginocchia della Vergine ricorda la profezia di Isaia: “Pertanto il Signore stesso vi darà un segno. Ecco: la vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele”. (Isaia 7,14)

Nella patristica mariana, inoltre, la Vergine è spesso associata all’immagine del libro, definita come Liber Generationis Christi (Ernesto di Praga), Liber Dei manu scriptus (Efrem il Siro), eccetera. É considerata libro mistico, che ha presentato alla conoscenza degli uomini la parola di Dio.

martedì 15 dicembre 2009

181 - RISPLENDE LA LUCE


180 - NON C'E' SOLIDARIETA' SENZA SOBRIETA'

Ed ora, proprio nel contesto di Milano chiamata a un supplemento di solidarietà, giungo a un’affermazione forse inattesa: quella riguardante la sobrietà.

Sì, la nostra Milano, come tutte le città e forse ancor più delle altre, ha bisogno di sobrietà. È questa una riflessione che sto sviluppando e un’indicazione che sto offrendo da diversi mesi alle comunità cristiane con la consapevolezza che la sobrietà è la via privilegiata alla solidarietà.

Devo anche confessare diverse reazioni a questa mia affermazione: tanti non la prendono neppure in considerazione; taluni la giudicano come illusione e sogno evanescente; altri la rifiutano interpretandola come negazione del necessario sviluppo economico e riedizione di un pauperismo del passato; altri ancora la pensano come un indebolimento della stessa solidarietà; non pochi la fraintendono facendone l’equivalente, se non dell’avarizia vera e propria, del risparmio minuzioso ed esasperato; tanti, poi, leggono la sobrietà limitandola alla sfera economica del vivere. Comunque è generalmente assente la riflessione sul rapporto tra sobrietà e solidarietà: una riflessione peraltro resa quasi impossibile quando la solidarietà stessa viene erroneamente interpretata.

Ma non mancano anche le reazioni positive, soprattutto da parte di chi ha particolare interesse per gli aspetti educativi e spirituali, legati agli stili di vita.

Vorrei qui ricordare quanto dissi nell’omelia della S. Messa della notte dell’ultimo Natale in Duomo. Con parole forti, provocatorie, rivolsi a tutti un pressante invito alla conversione: «C’è uno stile di vita costruito sul consumismo che tutti siamo invitati a cambiare per tornare a una santa sobrietà, segno di giustizia prima ancora che di virtù».

A distanza di quasi un anno, sento di dover ripetere queste parole, invitando a recuperare la fatica e insieme la gioia della sobrietà. E sento di riaffermare con forza che la sobrietà è possibile, che in essa c’è il segreto della vita buona, della vita bella, anche se il cammino per arrivarvi è difficile e chiede che si cambi lo stile di vita. Con la sobrietà è in questione un “ritornare”, come se si fosse smarrita la strada. Ci siamo lasciati andare a una cultura dell’eccesso, dell’esagerazione, in tutto: nei consumi, nello spreco, nei modi di vivere, in una sorta di cieca, reciproca competizione. Abbiamo abusato; e l’abuso è un peccato che oggi accomuna tutti. Ma il guadagno sarà quello di “ritrovare” un valore: il tesoro che, dopo il riconosciuto e sofferto impoverimento a causa dell’abuso, torna ad arricchire la vita.

Soprattutto la sobrietà è questione di “giustizia”. Siamo in un mondo dove c’è chi ha troppo e chi troppo poco, e anche nella nostra Città c’è chi sta molto bene, mentre sempre più aumenta il numero di chi fa più fatica. La sobrietà ci aiuta a costruire la giustizia, perché decide, sceglie e agisce – e questo in ogni ambito, non solo in quello dei beni materiali – secondo la giusta misura, e dunque sempre con l’attenzione vigilante ai diritti e doveri che si hanno nei riguardi sia di se stessi che degli altri, superando sempre eccessi e sprechi.

In particolare la “giusta misura” nell’uso dei beni rende la sobrietà, da un lato nemica dell’avarizia che ci fa insaziabili nell’acquistare e possedere sempre di più e ci chiude in noi stessi e nel nostro egoismo, dall’altro amica della liberalità, ossia di una privilegiata attenzione agli altri e di una pronta disponibilità alla condivisione dei beni.

(Cardinale Dionigi Tettamanzi, Discorso alla Città di Milano, 2009)

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lunedì 14 dicembre 2009

179 - GENEROSITA’ E SOBRIETA’

Se ci domandiamo quali siano i criteri da seguire per rendere grande Milano, sembra di dover rispondere riferendoci a quelle qualità che, universalmente, sono state riconosciute alla nostra Città: la generosità e la solidarietà.

“Milano con il cuore in mano”, “solidarismo ambrosiano”: queste ed altre espressioni proverbiali, da sole, lasciano intendere quale sia l’eredità migliore che ci è stata consegnata e che non vogliamo smarrire ma arricchire. Le tante istituzioni caritative, che qui sono sorte e che non poche volte si sono ramificate ben oltre la nostra Città, ne sono una splendida testimonianza. Eroi della solidarietà dicono di questa grandezza. Come non ricordare – solo per citare un esempio – un grande milanese, il beato don Carlo Gnocchi e la Fondazione che ne porta il nome?

È la pratica straordinaria della solidarietà che ha reso grande nei secoli Milano. Ed è sempre sulla solidarietà che dobbiamo misurare ancora oggi la consistenza e l’autenticità della grandezza della nostra Città. Non possiamo dunque stancarci di parlare di solidarietà e ancor più di viverla: una solidarietà non a parole ma a fatti.

Certo, dobbiamo comprenderla nel suo significato più vero, più coinvolgente e affascinante. Spesso la solidarietà riceve un’interpretazione semplicistica: emotivo-sentimentale nell’ambito personale, benefico-assistenziale in quello sociale. Ma, come sottolinea la recente enciclica Caritas in veritate di Benedetto XVI, la solidarietà esige di essere riscattata da queste visioni parziali e inadeguate, restituendola alla sua natura originaria, affermandone, con chiarezza e forza, il ruolo tipicamente sociale e politico. Essa, infatti, persegue il bene non solo individuale ma anche e specificamente comune, è del tutto inscindibile dalla giustizia e include, pertanto, la presenza attiva e responsabile delle stesse istituzioni ben oltre il pur indispensabile e prezioso servizio delle varie forme di volontariato.

La solidarietà è inseparabile dalla giustizia e per questo ha una destinazione propriamente sociale. Alla sua radice ci sono sempre gli altri. Sì, gli altri, perché ciascuno di noi, lungi dall’essersi costituito da sé, è in se stesso un dono, un essere che ha ricevuto molto – in un certo senso tutto se stesso – dagli altri. E proprio per questo ciascuno di noi deve sentirsi – e lo è obiettivamente – debitore: peraltro con un debito in qualche modo irredimibile, che non potremo mai ripagare.

La solidarietà riveste, dal di dentro, i tratti del dovere. È un aspetto che viene sottolineato con forza – vale la pena di ricordarlo – anche dalla nostra stessa Costituzione. Tra i “principi fondamentali” viene affermato il profondo legame tra i “diritti inviolabili dell’uomo” e “l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale” (art. 2). Si dà dunque uno stretto legame tra i diritti umani – riconosciuti in quanto nativi e precedenti allo stesso ordinamento giuridico e perciò inviolabili – e i doveri, dichiarati inderogabili, pertanto anch’essi indisponibili a chiunque. È questo il grande patto sociale che mantiene coesa una città, una nazione. Qui è in gioco una virtù cardinale, è in gioco la giustizia!

(Cardinale Dionigi Tettamanzi, Discorso alla città di Milano, 2009)

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venerdì 11 dicembre 2009

178 - 5° DOMENICA DI AVVENTO - AMBROSIANO

La quinta domenica di Avvento, nella tradizione liturgica della nostra Chiesa ambrosiana, concentra l’attenzione sul posto davvero eccezionale che il Battista occupa nella storia della salvezza: segnalare con la sua presenza che il Messia sta per venire, anzi, è qui nella persona di Gesù di Nazaret e dare a lui "testimonianza".

Il brano evangelico segue immediatamente il discorso di "rivelazione" occasionato dall’incontro con Nicodemo e destinato a suscitare la fede in Gesù, il Figlio di Dio e, a ben guardare, presenta il Battista come "credente" e, dunque, adatto per essere "mandato avanti a lui" come "precursore" e "testimone". Ai vv 23-24 veniamo informati sull’attività di Giovanni impegnato a "battezzare" così come fa anche Gesù (cfr. v 22); i vv 25-26 riportano la disputa riguardante l’efficacia di "purificazione" tra il battesimo di Giovanni e quello di Gesù al quale "tutti accorrono". I vv 27-31 riferiscono l’esplicita testimonianza di fede del Battista in Gesù e la consapevolezza che lui ha di sé stesso: "Non sono io il Cristo" (v 28).

Giovanni riconosce anzitutto che Gesù "è il Cristo" e, di conseguenza, sa che tutto ciò che egli fa lo compie per mandato divino (v 27). Così è del suo battesimo, capace di operare la perfetta "purificazione" dalla contaminazione del male e di unire a sé tutti coloro che "accorrono a lui" (v 25-26). Con ciò si realizza l’antica promessa di Dio di curare "la piaga del suo popolo" dovuta al peccato di "idolatria" (Lettura: Isaia 30,22.26) che rompe il loro legame d’amore che la Scrittura paragona sovente all’unione sponsale dell’uomo e della donna.

Di qui l’immagine dello sposo che la medesima Scrittura riserva a Dio e che il Battista vede attuata nel Signore Gesù (Giovanni 3,29). Egli, con la sua incarnazione nel seno di Maria, ha già unito a sé l’umanità intera resa poi sua sposa per sempre con il dono nuziale di tutto sé stesso nell’ora della croce. La vicinanza di Gesù, lo sposo, alla sua sposa che è la Chiesa e, in essa, l’umanità intera, non solo è motivo di conforto e di consolazione ma soprattutto di gioia e di gioia "piena"! La gioia, infatti, è uno dei doni che dicono la presenza nel mondo dei tempi messianici profeticamente annunciati come un’era felice per l’intero creato: «il pane prodotto sulla terra, sarà abbondante e sostanzioso… il tuo bestiame pascolerà su un vasto prato. I buoi e gli asini che lavorano la terra mangeranno biada saporita, ventilata con la pala e con il vaglio» (Isaia 30,23-24).

Giovanni, perciò, riconosce la sua funzione del tutto subordinata al Cristo e che consiste nel precedere la sua venuta orientando a Gesù le menti e i cuori, funzione che gli permette di essere "l’amico" dello sposo, di gioire cioè davanti alle parole e ai gesti d’amore del Signore per il suo popolo. Funzione che gli dà l’opportunità di "ascoltare" lui per primo la voce dello sposo, ossia di diventare il primo dei credenti in Gesù che "attesta ciò che ha visto e udito" venire "dal cielo". Di qui la confessione di Giovanni: "Lui deve crescere; io, invece, diminuire" (v 30).

Il tempo dell’Avvento, alla luce della "testimonianza" del Precursore, chiede alla comunità intera e a ciascuno di noi un deciso riorientamento di tutta la vita al Signore Gesù e una verifica della consistenza e della qualità della nostra fede in lui. Si tratta di un’opera quanto mai urgente in tempi in cui sembra allentato anche nel cuore della Chiesa il riferimento al Signore Gesù e dove, con un generalizzato declino della fede, diventa evidente il disorientamento nella vita, nei valori e negli interessi di tutti noi.

L’Avvento, inoltre, domanda la nostra pronta disponibilità, sull’esempio del Battista, a "diminuire" perché in ogni nostra azione traspaia colui che, invece, deve "crescere": Cristo Signore. In concreto occorre evitare il protagonismo, l’individualismo solitario, la febbre dell’"apparire", di mettersi al centro, in una parola, di annunziare "noi stessi", "velando il Vangelo" e "falsificando la parola di Dio" (cfr. 2Corinzi 4,2.3.5). Il compito della Chiesa, sull’esempio del Battista, è quello di annunciare e testimoniare "apertamente la verità" ovvero far brillare davanti al mondo "lo splendore del glorioso Vangelo di Cristo" (vv 2.4).

Il Lezionario riporta: Lettura: Isaia 30,18-26b; Salmo 145; Epistola: 2Corinzi 4,1-6; Vangelo: Giovanni 3,23-32a.

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177 - SAN GIOVANNI BATTISTA NELL'ARTE

San Giovanni Battista di Leonardo da Vinci

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Quello che colpisce in questo dipinto è la gestualità di san Giovanni: il braccio sinistro ripiegato sul cuore, quello destro proteso a indicare verso l’alto. Gesto, peraltro, che è attributo iconografico tipico del Battista, qualificandolo proprio nel suo ruolo di precursore e concretizzando il noto passo evangelico: «Giovanni, vedendo Gesù venire verso di lui disse: “Ecco l’agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo!”». E nella diffusissima Legenda aurea, un vero e proprio best-seller dell’ultimo medioevo, fra’ Jacopo da Varagine sintetizza questa immagine affermando che Giovanni «mostrò il Cristo a dito».

Quel che è insolito, se si vuole, è che mentre il gesto del Battista è per lo più rivolto di lato, orizzontalmente (dove è raffigurato o l’agnello mistico o il Cristo in croce), in questo quadro di Leonardo l’indice del santo è puntato verso l’alto. “Insolito” fino a un certo punto, naturalmente, e mostra semmai la profonda sensibilità religiosa dell’artista, che alza il dito di Giovanni verso l’alto proprio per indicare Gesù nella sua identità celeste, divina. Quasi una prefigurazione di quello che avverrà durante il battesimo di Cristo nel Giordano, quando «si aprirono i cieli ed egli vide lo spirito di Dio scendere come una colomba e venire su di lui».

Per questo, allora, sul volto del Precursore compare quel sorriso, che, al pari di quello della Gioconda, non ha nulla di misterioso o di inquietante, ma che è anzi espressione di una assoluta serenità interiore, di una gioia che sgorga dall’intimo: è il sorriso di letizia di chi ha visto il Signore. Una letizia che consola e ringiovanisce, appunto, nello spirito e nella mente. E pensare che quest’opera è molto probabilmente l’ultima che Leonardo dipinse negli estremi anni della sua vita straordinaria, è davvero emozionante.

(Luca Frigerio, in www.chiesadimilano.it)

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Il San Giovanni Battista di Leonardo da Vinci del Louvre sarà esposto a Milano nella Sala degli Alessi di Palazzo Marino (piazza della Scala) fino al 27 dicembre 2009. La visita è possibile tutti i giorni dalle 11 alle 19,30 (giovedì fino alle 22.30). L’ingresso è libero.

giovedì 10 dicembre 2009

176 - IL PRECURSORE

“Preparate la via del Signore”: è l’invito di questa quinta domenica di avvento. Giovanni Battista è il Precursore del Signore, colui che “è stato mandato avanti a lui”, l’amico che annuncia la venuta dello Sposo, ed “esulta di gioia alla sua voce”. La liturgia ci chiama a contemplare la salvezza operata da Dio: “Il Salvatore sta per venire nello splendore della sua gloria”. Teniamo dunque vivo il sentimento della vigilanza, perché “la nostra redenzione è vicina, l’antica speranza è compiuta; appare la liberazione promessa e spunta la luce e la gioia dei santi”.

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175 - COMUNITA' IN FESTA - 12 DICEMBRE 2009

La parrocchia di San Gerolamo Emiliani ha organizzato due momenti di festa in preparazione alle festività natalizie.

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Il giorno 12 dicembre 2009 la giornata di festa ha inizio con la S. Messa presso la sala della mensa dell’Istituto Piamarta (via Pusiano 52) e poi seguirà il pranzo aperto a tutti gli iscritti. Il pranzo, cui seguirà una animazione musicale con balli e canti, vuole essere un momento di comunione e di condivisione della comunità parrocchiale, che si riunisce per lo scambio di auguri natalizi.

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Dopo il pranzo, alle ore 16 in chiesa parrocchiale è previsto il concerto di Natale con musiche per ORGANO ED ORCHESTRA curato dal maestro Roberto Lomurno. La partecipazione è libera, aperta a tutte le persone che apprezzano la buona musica.

Il concerto si concluderà intorno alle ore 17,30.

Il parroco padre Luigi

martedì 8 dicembre 2009

174 - O MARIA IMMACOLATA

O Maria, piena di grazia,

immacolata, sempre vergine,

madre del Cristo,

madre di Dio e nostra,

assunta in cielo,

regina beata,

modello della Chiesa e nostra speranza,

noi ti offriamo

la nostra umile e filiale volontà

di onorarti e celebrarti sempre

con un culto speciale

che riconosca le meraviglie di Dio

operate in te,

con una devozione particolare,

che esprima i nostri sentimenti più pii

più puri, più umani, più personali,

più confidenti,

e che faccia risplendere alto sul mondo

l’esempio attraente della perfezione umana.

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(papa Paolo VI, 8 dicembre 1973)