Amico mio, diventiamo simili a colui che ci dona la vita. Da ricco che era, si è fatto povero. Mentre era altolocato, si è abbassato. Pur abitando sulle alture, non ha avuto dove posare il capo. Nonostante debba venire sulle nubi, è salito su un piccolo d’asino per entrare a Gerusalemme. Pur essendo Dio e Figlio di Dio, ha portato la somiglianza del servo.
Lui che è il riposo di tutte le fatiche, si è stancato per la durezza del cammino. Lui che è la fonte che disseta, ha avuto sete e ha domandato acqua da bere; lui che è la pienezza che sazia la nostra fame, ha avuto fame quando digiunava nel deserto per essere tentato.
Lui che è la sentinella che veglia, si è addormentato e si è coricato nella barca in mezzo al mare. Lui che viene servito nella tenda di suo Padre, si è lasciato servire dalle mani degli uomini.
A lui che è il medico di tutti gli uomini malati, hanno trafitto le mani con i chiodi. A lui che annunziava con la bocca cose buone, hanno dato del fiele.
Lui che non fece male a nessuno, è stato percosso e ha sopportato l’oltraggio. Lui che fa vivere tutti i morti, ha consegnato se stesso alla morte di croce.
Il nostro Vivificatore in persona ha dato prova di tale abbassamento. Abbassiamoci anche noi, amici miei.
(Sant’Afraate, + circa 345, monaco e vescovo a Nìnive)